Non vi dico nulla di nuovo: la politica è sempre più spesso sostituita dalla semplice e sempre più becera comunicazione politica.
Tutto diventa slogan, tutto fa titolo, tutto fa tweet… e pazienza se a farne le spese sono i contenuti.
Il dibattito sul gestione dei flussi migratori diventa dunque solo una squallida contrapposizione su “porti chiusi” contro “porti aperti” che riduce tutto il dibattito, che andrebbe affrontato col massimo dell’attenzione, a una ridicola contrapposizione tra i tifosi delle due opposte fazioni.
E visto che si parla di tifo, non di politica, era inevitabile che prima o poi venisse macchiato da questi dibattiti anche lo sport.
L’uso fatto dal Pd alcuni giorni fa dell’immagine delle quattro atlete azzurre di colore che hanno vinto la staffetta ai Giochi del Mediterraneo è purtroppo solo l’ennesimo episodio di una battaglia politica che francamente è di una tristezza senza fine.
Come ho scritto prima delle elezioni sono sempre più convinto che l’unico modo per affrontare seriamente il tema dell’immigrazione e della integrazione nella nostra società di chi arriva da altri paesi sia quello di non seguire le ideologie. Né con Salvini né con Boldrini scrissi, identificando nei due soggetti i principali comunicatori di due posizioni politiche ugualmente assurde.
Sono passati alcuni mesi e la situazione è peggiorata, anche perché tale contrapposizione serve ad entrambi.

Da un lato Salvini parla di #portichiusi anche se, in realtà, nessuno ha mai chiuso nulla. Il presidente Conte ha giustamente portato in sede europea un tema fondamentale: chi sbarca in Italia sbarca in Europa ed è dunque l’Europa a dover gestire tali flussi migratori. Un atto di realismo e di correttezza, posto con forza dopo troppi anni di silenzio. Salvini ha necessità però di accentuare i toni per dimostrarsi leader anti-immigrazione, ben sapendo che tale posizione in questo momento storico si traduce in voti. Non è un caso se negli ultimi mesi la sua Lega ha sostanzialmente azzerato gol gli altri partiti del fu centrodestra.

La reazione della cosiddetta sinistra è ovviamente quella di mettersi esattamente agli antipodi, sollecitando la riapertura di porti mai chiusi, esaltando successi sportivi di atleti italiani purché di colore (ipotizzando anche la fascia di capitano della nazionale di calcio per Balotelli…) e ovviamente mettendosi la #magliettarossa per riaffermare in un colpo solo sia l’opposizione a Salvini che le proprie ormai lontanissime origini di sinistra.
Se pensiamo di risolvere la questione postando un hashtag su twitter o vestendo una maglietta siamo messi veramente molto, ma molto male.

Tutto è lecito e tutto è legittimo in politica, ancor più nella comunicazione politica, ma scusate se la mia indole di ingegnere mi porta ad affrontare ogni questione in modo molto più pragmatico e per nulla ideologico. Mi auguro dunque che il difficilissimo lavoro avviato dal presidente Conte prosegua e che maturino in sede europea quelle condizioni affinché l’immigrazione cessi di essere una questione solo italiana. Se così sarà ne guadagneremo in pace sociale, vera integrazione, sicurezza. Soprattutto non avremo più stragi nel mediterraneo e questo, spero, sia un obiettivo comune. Oltre a ciò finalmente l’Europa dimostrerebbe di non essere solo una espressione geografica, ma politica. Le elezioni europee del 2019, in queste condizioni, porteranno a Strasburgo e Bruxelles una quantità mai vista prima di deputati euroscettici, forse addirittura potrebbero essere maggioranza nel nuovo Parlamento. Se Germania e Francia vogliono evitare che questo accada devono necessariamente ascoltare e soddisfare le richieste del presidente Conte. Quanto alla tristissima dialettica italiana tra #portichiusi e #maglietterosse preferisco francamente stendere un velo pietosissimo.

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