Sono pochi quelli che leggono interamente un testo, moltissimi invece quelli che si limitano a leggere i titoli. E sui titoli, solo su quelli, danno giudizi.

Se siete arrivati a leggere fino a qui sappiate che vi voglio bene. Se ne avete voglia vi chiedo di riflettere con me su questo argomento che, nella comunicazione – soprattutto politica – di questi anni sta diventando determinante.

In queste settimane, dopo la vittoria elettorale di M5S e Lega e la nascita del Governo Conte, si parla moltissimo dei due “cavalli di battaglia” proposti dalle forze politiche della nuova maggioranza: reddito di cittadinanza e flat tax.
Sui due temi, che vengono spiegati molto in sintesi nel Contratto di Governo, da settimane (anche mesi ormai per il reddito di cittadinanza) assistiamo a un dibattito molto articolato tra favorevoli e contrari a tali proposte. Tale dibattito, secondo il mio modestissimo parere, è francamente assurdo poiché verte quasi esclusivamente sul “titolo” e non sui contenuti delle due proposte.

La Flat Tax cos’è? In italiano sarebbe “tassa piatta”, cioè una tassa con un’aliquota unica sui redditi. In campagna elettorale Forza Italia la proponeva al 23%, la Lega si spingeva al 15%. Una aliquota unica per tutti (questa era la proposta iniziale) sarebbe sicuramente incostituzionale poiché verrebbe meno il criterio di progressività della tassazione, il principio cioè in base al quale chi guadagna di più deve pagare di più. Nel Contratto si parla di una Flat Tax con due aliquote distinte, al 15% e al 20% in base al reddito. Il limite è quello di degli 80.000€ di reddito annuo. Due soli scaglioni, probabilmente ancora incostituzionale. Nella attuazione finale probabilmente verranno inserite una terza e anche una quarta aliquota quindi alla fine la tanto temuta Flat Tax diventerà molto più semplicemente (e più giustamente) una riforma delle aliquote IRPEF con diminuzione del carico fiscale per tutti. Francamente mi sembra un obiettivo ragionevole e auspicabile, ma il dibattito (e le critiche) sono tutte su quel titolo. Titolo che, essendo già stata rimodulata la proposta in un sistema che prevede due aliquote, è persino fuorviante. Personalmente attendo di vedere il testo della proposta di Legge da parte della maggioranza prima di esprimere un giudizio.

Quanto al Reddito di Cittadinanza il dibattito è, se possibile, ancora più assurdo. Tale proposta è infatti in fase estremamente più avanzata rispetto alla flat tax. La proposta è nota nei minimi dettagli fin dal 29 ottobre 2013 quando il Movimento 5 Stelle ha presentato una proposta di legge (prima firma la senatrice Nunzia Catalfo, per scaricare il testo cliccate QUI). Il testo è noto, prevede coperture economiche già verificate e certificate dagli organi preposti e prevede come prima misura una riforma complessiva dei Centri per l’Impiego. Si tratta di una misura economica, non assistenzialista, di durata limitata. Sono cose arcinote dal 2014, ma oggi in tanti fanno dei gran balzi dalla sedia “scoprendole” per magia grazie agli scoop di Repubblica e dell’Huffington Post.

Il fatto è che si sta dibattendo ancora solo sul titolo e anch’esso è palesemente sbagliato. “Reddito di Cittadinanza” è ormai un brand del Movimento 5 Stelle (come flat tax per la Lega o Ius Soli per PD-LeU…per carità, ognuno ha legittimamente le sue priorità) e, a livello comunicativo, stonerebbe ora cambiare “titolo” in corsa.

Il reddito proposto dal Movimento è in realtà un “Reddito minimo garantito” mentre per “Reddito di cittadinanza” si dovrebbe intendere un reddito dato a tutti per diritto di nascita, indipendentemente da condizioni economiche e lavorative, per un tempo indefinito. Su una cosa del genere le critiche a chi vorrebbe “dare soldi a chi sta sul divano” sarebbero più che giustificate, ma spero sia chiaro a tutti che stiamo parlando di tutta un’altra cosa.

Occorre dunque fare uno sforzo e non fermarsi alla sola lettura dei titoli. D’altro canto pensate alle leggi approvate negli ultimi anni: se i loro titoli riflettessero davvero i loro contenuti oggi vivremmo nel Paese dei Balocchi! Se ci potessimo fermare ai titoli pensate che meraviglia di Paese: in grande movimento grazie allo Sblocca Italia, con una Buona Scuola invidiata da tutti, una Costituzione che supera il bicameralismo paritario (grazie Referendum!) e tutti sereni a lavorare grazie al Job Act e ai suoi contratti a tutele crescenti.

Ecco, ora riapriamo gli occhi e guardiamo il mondo reale, un filino diverso dal Paese dei Balocchi: forse è bene mettersi in testa che conviene leggere tutto (soprattutto le note a piè pagina scritte con font più piccolo) anziché fermarsi ai titoli.

Ecco, se siete arrivati fino a qui vi adoro! Fatemelo sapere e, se volete, datemi un vostro giudizio.

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