I terribili fatti di Macerata hanno portato al massimo livello di attenzione e di urgenza i temi dell’immigrazione e dell’accoglienza. Sull’argomento si potrebbero scrivere migliaia di pagine, ma non è questa la sede e non è mia intenzione farlo (anche se stavolta non sarò assolutamente sintetico, ma vi chiedo la pazienza di seguirmi).

Voglio proporvi una riflessione e una convinzione che i recenti fatti hanno ulteriormente acuito: credo fermamente che possiamo cercare di risolvere la questione immigrazione/accoglienza solo agendo in maniera NON ideologica. La contrapposizione in atto, come si vede nella cronaca quotidiana fin da ben prima di Macerata, sta soltanto alzando il livello di uno scontro assurdo.

Togliamoci per un attimo dalla mente le varie sortite dei Salvini o delle Boldrini, due facce della stessa medaglia.

Sono cresciuto e ho raggiunto la maggiore età negli anni novanta. Erano anni in cui ancora si respirava un certo benessere; non più quello del decennio precedente, ma sicuramente possiamo ricordare quegli anni come “dorati” rispetto a quelli che sarebbero seguiti e che ancora stiamo vivendo. L’immigrazione era un fenomeno relativamente nuovo, ma irruppe con estrema violenza nella nostra vita quotidiana. All’inizio degli anni novanta ci fu infatti la prima grande ondata di immigrazione nel nostro Paese. L’italiano abituato ad emigrare per cercare fortuna si ritrovò improvvisamente nei panni del “Paese ricco” che doveva ospitare. Era la prima grande migrazione, quella degli albanesi. Alla caduta del regime comunista, dal febbraio del 1991 in poi si susseguirono sbarchi di enormi masse di disperati (il picco fu il 7 marzo di quell’anno con l’approdo di circa 27.000 persone nel porto di Brindisi). Le immagini dei barconi rugginosi e stipati all’inverosimile di persone resteranno sempre nella nostra memoria.

L’arrivo della nave Vlora nel porto di Bari nel 1991.

Oggi vivono in Italia quasi mezzo milione di albanesi e costituiscono la seconda comunità straniera nel nostro paese (dopo i rumeni). Sono passati 27 anni da quei giorni e possiamo dire che, nella maggior parte dei casi, i migranti albanesi si sono saputi integrare nel contesto economico e sociale del nostro paese. Molti di loro si sono specializzati nell’edilizia, prima lavorando come operai nelle imprese italiane e poi aprendone loro con un certo successo (anche nella nostra Valtiberina). I loro figli hanno studiato nelle scuole e nelle università italiane e gli “albanesi-italiani di seconda generazione” si stanno distinguendo ormai anche nelle professioni più specializzate e meglio retribuite.

Negli stessi anni della prima grande migrazione ci fu anche il primo grande boom elettorale della Lega Nord di Umberto Bossi. Tale coincidenza di date, letta secondo la “vulgata” salviniana attuale, sarebbe tuttavia ingannevole. In quegli anni la Lega di Bossi e dell’ideologo Miglio cresceva soprattutto per motivazioni di ribellione verso la corruzione (la famosa “Roma ladrona”, non dimentichiamo che nel 1992 esploderà la clamorosa inchiesta “Mani Pulite”) e di razzismo quasi esclusivamente interno (il Nord – la Padania che lavora e paga le tasse – contro i “terroni” che non fanno niente e vogliono il sussidio). Il mix era reso altresì letale dal fatto che i leader politici degli ultimi governi democristiani erano in moltissimi casi meridionali (il romano Andreotti, il sardo Cossiga, i napoletani Gava, Cirino Pomicino e De Lorenzo, l’avellinese De Mita ecc…). Il razzismo alla Borghezio verso i “negher” era ai tempi secondario rispetto a quello per i meridionali e comunque veniva spesso derubricato inspiegabilmente (almeno secondo me) per “folklore”, come la gran parte delle posizioni “politiche” e delle dichiarazioni leghiste di allora (e di oggi, purtroppo).

Nel 1990 iniziò anche la prima Guerra del Golfo, evento che destabilizzerà irrimediabilmente gli assetti geopolitici del Medio Oriente. Seguiranno anni sempre più bui caratterizzati dall’esplosione del terrorismo fondamentalista e dalle nuove devastanti operazioni militari in Afghanistan e nuovamente in Iraq. I vecchi regimi dittatoriali in Egitto, Tunisia e Libia saranno spazzati via dalle “primavere arabe”, unica a resistere sarà la Siria di Assad che avvia una lunga e violentissima guerra con i “ribelli”. Nascerà lo Stato Islamico (ISIS) nei territori a cavallo tra Iraq e Siria. Intanto nelMali la regione tuareg dell’Azawad si rende indipendente a seguito di un colpo di stato e il paese viene bombardato più volte dai francesi. In Nigeria, Somalia e altri paesi africani si fanno sempre più spazio gruppi fondamentalisti come Boko Haram e Al-Shabaab. A seguito di questi eventi si assiste a un esodo senza precedenti nella storia di profughi dai paesi coinvolti da conflitti e conseguenti crisi economiche.

Gli sbarchi diventano cronaca quotidiana sulle coste italiane. I grandi afflussi di persone si alternano a tragedie immani. In questi anni avvengono anche trasformazioni importantissime senza le quali non sarebbe possibile comprendere l’attuale scontro frontale tra fautori dell’accoglienza e ruspisti.

Per capire ciò che intendo dire vanno fatte delle doverose premesse:

  • 1) Il cosiddetto mondo “Occidentale” vive una profonda crisi economica particolarmente sentita in paesi come l’Italia (al di là dei dati statistici rassicuranti pubblicati recentemente, ma sui quali almeno personalmente continuo a nutrire forte scetticismo);
  • 2) Alcuni paesi, come l’Italia, hanno accolto in questi anni un grandissimo numero di immigrati, molto probabilmente andando ben oltre le proprie oggettive possibilità;
  • 3) Il peso della gestione dei flussi migratori verso l’Europa è ricaduta esclusivamente su pochi paesi, Italia in testa. A lungo abbiamo ritenuto che ciò fosse motivato solo da fattori strettamente geografici di vicinanza delle nostre isole alle coste del Nord Africa, ma l’accordo Triton stipulato dal governo Renzi con l’Unione Europea prevedeva che tutti i migranti dovessero sbarcare sulle coste italiane in cambio della possibilità per l’Italia di avere maggiore flessibilità sui conti e poter fare un po’ di debito (usato poi per finanziare provvedimenti economici non strutturali come gli ormai famigerati bonus da 80€). Tale assurdo accordo, scoperto e reso pubblico da Di Maio è stato poi confermato dai ministri renziani Emma Bonino e Mario Mauro;
  • 4) L’Accordo di Dublino II (regolamento 2003/343/CE), firmato nel 2003 dal governo Berlusconi-Lega e poi rinnovato nel 2013 (Dublino III regolamento 2013/604/CE) dal governo di larghe intese PD-PDL guidato da Enrico Letta, prevede che l’identificazione e la successiva gestione del migrante spetti al paese di primo ingresso che nella gran parte dei casi è, anche per ragioni geografiche, l’Italia;
  • 5) Il combinato disposto di Dublino e Triton rende l’Italia la principale se non l’unica porta di accesso all’Europa e, di conseguenza, rende il nostro paese di fatto il principale “campo profughi diffuso” del continente;
  • 6) In un paese in profonda crisi economica come l’Italia anche i nostri connazionali sempre più spesso si sono ritrovati a dover richiedere forme di assistenza e aiuto da parte dello Stato. Molto spesso tuttavia bonus, contributi per il pagamento delle bollette, agevolazioni sugli affitti, assegnazione di case popolari ed altro prevedono sistemi di assegnazione che, fondandosi su indicatori come l’ISEE, portano spesso gli stranieri a primeggiare nelle graduatorie ingenerando negli italiani “esclusi” forme di rivendicazione contro quello che viene percepito come “razzismo al contrario”;
  • 7) La retorica politica ha aggiunto a una situazione già esplosiva il detonatore finale. Movimenti neofascisti e nazionalisti hanno iniziato a parlare di “invasione”, mentre realtà marginali della sinistra si sono ritagliate uno spazio (più mediatico che elettorale in verità) cavalcando i temi dell’accoglienza “senza se e senza ma”;
  • 8) L’immigrazione è un business impressionante. Le carte dell’inchiesta “Mafia Capitale” che ha travolto l’ex amministrazione comunale PD di Roma sono quanto di più eclatante possa essere stato rivelato negli ultimi anni. Più migranti significano più soldi – tanti soldi – per chi li gestisce. In genere si tratta di cooperative o realtà analoghe: in larga parte sono sicuramente animate dalle migliori e più virtuose intenzioni, ma è un dato acclarato proprio da “Mafia Capitale” quale sia l’enorme business legato alla gestione dell’immigrazione, un business che Salvatore Buzzi in una nota e terrificante intercettazione definì più remunerativo di droga e prostituzione;
  • 9) In questi ultimi anni una post-sinistra in evidente e preoccupante crisi di identità e di idee ha cercato disperatamente di richiamarsi ai valori dell’antifascismo per darsi un tono e ricrearsi un “posizionamento politico” ormai perduto. Agitando la leva dell’antifascismo ha dunque iniziato a menar fendenti contro tutte quelle istanze politiche critiche verso la gestione euro-centrica e banco-centrica del potere. Sono dunque stati bollati di fascismo anche molti che con il fascismo, il post-fascismo, il neo-fascismo non avevano assolutamente nulla a che vedere e che anzi, in alcuni casi, si ispiravano a idee di sinistra ben più genuine di chi li accusava. E’ l’antifascismo in assenza di fascismo, come l’ha definito Diego Fusaro (non sono sempre d’accordo con lui, ma in questa definizione sì);
  • 10) Il ruolo di Presidente della Camera, l’estrema esposizione mediatica sui temi dell’accoglienza e della tutela dei migranti, una gestione molto discutibile del mantra neo-femminista oltre a qualche innegabile gaffe hanno reso Laura Boldrini, soprattutto nell’epoca dei social, il simbolo di una sinistra fighetta e fancazzista attentissima alla forma e ai dibattiti da salotto, ma ormai lontanissima dalla realtà e soprattutto lontana anni luce dalle istanze di quella classe operaia che un tempo era bacino indiscusso della sinistra e che ora vota in massa per il Movimento 5 Stelle.

Come avrete già capito gli ingredienti sopra miscelati insieme formano una atmosfera davvero esplosiva e possono portare solo al caos più completo e incontrollato.

Non so voi, ma io non voglio un’Italia che accoglie oltre le proprie possibilità (se a casa hai un tavolo per 12 persone e ne inviti a cena 200 non sei generoso, sei un pazzo) e che fa distinzioni nell’assegnazione di benefici tali da privilegiare chi proviene da un posto piuttosto che da un altro;

Non so voi, ma io non voglio un’Italia in cui le persone possano pensare di essere discriminate perché nate in un posto anziché in un altro (e questo vale ovviamente per i tanti italiani che, sempre più spesso, a torto o a ragione, ritengono di essere discriminati proprio in quanto italiani) e non possano dunque esprimere liberamente la propria onesta vita lavorativa, sociale, culturale;

Non so voi, ma io non voglio un’Italia col porto d’arma facile in cui ognuno si senta legittimato da una qualche “indignazione popolare” a farsi giustizia a modo suo;

Non so voi, ma io non voglio un’Italia che partecipa, attivamente o passivamente, ad azioni militari contro paesi nemmeno confinanti con noi (Mali qualche anno fa, ora il Niger sempre sotto la “guida” dei francesi…un giorno magari capiremo meglio anche perché) sapendo che queste azioni produrranno inevitabilmente nuove tensioni contro il cosiddetto “Occidente” alimentando forme di guerriglia terroristica e che produrranno nuove masse di profughi che avranno nell’Italia il proprio primo naturale approdo.

Non so voi, ma io non voglio un’Italia che corre e opprime il proprio stesso popolo per rispettare i “vincoli” europei, ma poi viene sempre lasciata sola da quella stessa Europa quando si tratta di gestire un fenomeno migratorio senza precedenti.

Per tutti questi motivi sono sempre più convinto che si possa uscire da questo vortice solo smettendo di soffiare sul vento malefico dell’ideologia e della contrapposizione. Per questo dico con sempre maggiore convinzione: né con Salvini, né con la Boldrini.

Tenersi fuori dallo sciacallaggio mediatico di questi bruttissimi giorni probabilmente porterà a quelle poche forze politiche che stanno cercando di portare soluzioni che non prevedano azioni irrazionali o di pancia (espulsioni a caso di 600.000 persone, chiusura delle frontiere, abbattimento delle moschee o, sull’altro fronte, nuove norme contro la propaganda fascista, accoglienza indiscriminata ecc…) a perdere dei voti in vista delle ormai prossime elezioni politiche. Segno molto preoccupante.

La morte orribile di Pamela e la successiva tentata azione criminale di Traini incideranno sull’esito delle elezioni? E’ molto probabile. Salvini non perde occasione per rilanciare i suoi slogan e fare, come sua abitudine, sciacallaggio mediatico su tutto ciò che può (persino sulle canzoni di Sanremo sui migranti, ormai è un’ossessione quantomeno sospetta). A sinistra e nel PD giungono i soliti messaggi confusi e maldestri con le visite del ministro Orlando ai feriti, le dichiarazioni del “veggente” Minniti o quelle dell’ “accogliente” Grasso che vengono poi regolarmente e violentemente ridicolizzate dalla propaganda di destra. Per non parlare della manifestazione antifascista promossa a Macerata il 10 febbraio, Giorno del Ricordo per le vittime delle foibe (complimenti al genio che ha scelto la data), da cui esce come messaggio mediaticamente più rilevante il coro di alcuni idioti post-stalinisti – ancora esistono? – a irridere le vittime delle foibe.

In relazione alla manifestazione di Macerata condivido quanto scritto ancor prima del suo svolgimento (gli effetti erano prevedibili per chiunque) da Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta:

“È francamente paradossale vedere i terzultimi che se la prendono coi penultimi perché si accaniscono sugli ultimi, mentre i primi, i secondi e i terzi si godono lo spettacolo alla televisione, sgranocchiando popcorn”

Restiamo umani e soprattutto restiamo razionali. La situazione creata in questi anni non si risolverà in pochi giorni e sicuramente può solo peggiorare se assecondiamo gli istinti più estremi, in un senso o nell’altro.

Di fronte a noi abbiamo la scelta se amplificare ulteriormente questo clima estremamente pericoloso o cominciare a mettere mano seriamente a una politica dell’immigrazione nuova ed equilibrata. Non so voi, ma io 5 anni di frasi a cavolo su ruspe e mezzi affini col contraltare di girotondi e altre manifestazioni in cui si grida contro il fascismo così alla ‘n do cojo cojo (magari con tanto di scontri fisici tra centri sociali e forze dell’ordine come ieri a Piacenza) non li voglio vedere.

Lo scontro tra le ideologie salviniane e quelle boldriniane (sto semplificando al massimo, me ne rendo conto, ma nell’immaginario collettivo ormai sono queste due le figure estreme dei due schieramenti) si autoalimenta. Più si rafforza l’uno e più, di conseguenza, si rafforza anche l’altro.

Non so voi, ma io la mia scelta l’ho fatta. Né con Salvini, né con Boldrini. Restiamo umani e rimbocchiamoci le maniche, dopo tanti anni di provvedimenti ideologici e mediatici è ora di affrontare per la prima volta la bomba ad orologeria chiamata immigrazione.

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