Liber-Azioni

Il voto francese dimostra ancora una volta come le vecchie categorie destra-sinistra siano ormai state superate da altre. Come avvenuto già in altri paesi la sfida vera, quella avvertita da tutti i popoli, è quella tra un “sistema” di potere economico-politico costituito e la sua antitesi. In Francia vincerà un banchiere pro-€ o in alternativa un’estremista tendenzialmente xenofoba. Non invidio i francesi che dovranno fare questa scelta, come non invidiavo gli americani qualche mese fa, anch’essi messi di fronte alla stessa tipologia di scelta. La Spagna e l’Italia in questo contesto, forse anche grazie al buon sole mediterraneo, rappresentano oggi forme di politica anti-sistema molto più “serene”, sebbene molto diverse tra loro. Ovviamente non mi riferisco a chi scimmiotta il platinato americano o la sua omologa francese.

Quando un sistema economico e politico va in crisi (e il sistema liberista-capitalista è in crisi nera da quando siamo nati…sarà il caso di farsene una ragione prima o poi) si può cercare di studiare il modo di cambiare il sistema e crearne uno più giusto oppure si può semplicemente dare la colpa a un soggetto terzo (con gli extracomunitari non si sbaglia mai) che non c’entra niente con le scelte politiche ed economiche di 20 anni fa che determinano la crisi attuale, ma che sono sempre un bersaglio facile su cui sfogare rabbia e frustrazione. In America hanno scelto la prima strada, in Francia probabilmente sceglieranno di continuare a far finta di nulla e dare l’ennesima chance a un sistema economico-politico morto e sepolto (e l’alternativa mette comunque anch’essa i brividi).

In Italia l’alternativa potrà essere, tra qualche mese, dare fiducia a forze alternative che magari avranno anche tanti limiti e difetti (soprattutto di comunicazione), ma che non hanno bisogno di minacciare la costruzione di muri o di affondare barconi per gonfiarsi il petto davanti al popoluccio, salvo poi obbedire con mansuetudine a ogni direttiva economica di Bruxelles o Berlino. Creare un sistema politico ed economico (ridando la priorità alla politica sull’economia altrimenti sarebbe tutto inutile) è un processo lungo e difficile, non sarà un solo governo a riuscire nell’impresa, ma è la sfida della nostra generazione. Altrimenti continueremo a guardare le repliche di un film girato e diretto dalla generazione che ci ha preceduto e che, se non l’avessimo ancora capito, non ha un lieto fine.

Domani celebreremo la liberazione dal nazifascismo e sarà una giornata di vera festa. Oggi viviamo altre sfide, diverse e certamente meno nobili, ma non per questo di importanza trascurabile. Un giorno magari festeggeremo anche la liberazione dall’oppressione di una logica di mercato che ha distrutto le più importanti forme di socialità e ha generato quei mostri che, un po’ superficialmente e sbrigativamente, continuiamo a definire fascismo, ma che sono (anche) altro.

 

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