Enrico ha perso l’agenda

Non ho e non avrò mai nessuna stima di Calenda, ma stavolta devo dargli ragione. Due giorni fa ha firmato un patto con il PD, fissando alcuni essenziali punti di programma (nucleare, rigassificatori, “revisione” per non dire demolizione di Superbonus e RdC). Un patto vincolante di governo. Un patto di totale rifiuto, per non dire repulsione, rispetto a qualsiasi idea di sinistra. Ineccepibile dal suo punto di vista. Resta solo da capire che fine abbia fatto la foto di Berlinguer nella sede PD…pare sia scomparsa da allora, è rimasta solo una cornice rossa. Vuota.
Dopo poche ore, in barba a quell’accordo, Letta ha stipulato analoghi patti con altri soggetti, promettendo candidature a destra e a manca. Si dice che Di Maio sia uscito dal Nazzareno con una fiammante mountain bike con cambio Shimano, mentre Fratoianni si è dovuto accontentare di un set di coltelli Miracle Blade.
Oggi Calenda ha fatto saltare il patto. Sinceramente faccio fatica a criticarlo stavolta.
Provo un certo imbarazzo invece per Letta, talmente bravo a costruire il suo “campo largo” da averlo praticamente incendiato; imbarazzo per Fratoianni e Bonelli (chi?) che erano pronti a vendere l’anima al diavolo per una seggiola e ora fanno pure i fenomeni per lo scampato pericolo; imbarazzo e pena per Di Maio, la cui foto con lo sguardo basso mentre entra nella sede del PD è un de profundis politico impietoso, soprattutto se si pensa che ha ancora solo 36 anni.
A questo punto la Meloni può anche andare in vacanza e tornare direttamente il 26 settembre, fresca e riposata, per fare il premier: la campagna elettorale gliel’ha già fatta Letta. Enrico, non Gianni.
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