La carbonara utile

Un vecchio espediente elettorale, sempre utilizzato, induce i partiti privi di un proprio programma (o che si vergognano di mostrarlo) a indicare dei nemici anziché esporre le proprie proposte.

Il Partito Democratico italiano, costituito nel 2008 dalla fusione a freddo delle precedenti dirigenze di PDS/DS e Margherita, non ha finora mai esposto durante le campagne elettorali idee di programma in grado di ottenere grande successo. L’unica elezione vinta dal PD dalla sua fondazione ad oggi, le Europee del 2014, paradossalmente è stata ottenuta dall’allora leader Matteo Renzi soprattutto grazie alla critica fortissima contro le vecchie dirigenze dei partiti, PD stesso in primis. La rottamazione, ricordate? In quel caso addirittura il “nemico” era interno, additato proprio entro le mura di un partito che pretendeva di recitare tutte le parti in commedia, sia il governo che l’opposizione. E che ci era pure riuscito, almeno fino alla sciagurata campagna referendaria del 2016 che ha segnato la fine politica di Renzi.

Oggi il PD rilancia la strategia indicando nella Meloni (attenzione, non l’intero centrodestra, solo la Meloni…) il nemico da sconfiggere. Ne nasce una campagna teoricamente aggressiva…gli occhi di tigre…in cui dare all’elettorato la prospettiva di una scelta tra due sole opzioni. Bene o male, Draghi o Meloni, Biden o Putin, Guanciale o Pancetta. Se non fossimo in una fase storica drammatica sarebbe quasi da ridere. Peraltro, tale contrapposizione e la conseguente demonizzazione dell’avversario sono sempre state un enorme assist all’avversario stesso: Berlusconi prima, Salvini poi, Meloni ora.

La strategia della perenne contrapposizione serve a due scopi vitali: 1) tenere unito un partito privo di un programma condiviso e diviso in mille correnti 2) preservare una percentuale elettorale che consenta al partito di rimanere in Parlamento con una potenzialità tale da determinare – e cambiare – le maggioranze.

In merito al secondo punto occorre infatti ricordare che, senza mai vincere le elezioni politiche, il PD ha governato per dieci anni negli ultimi undici (unica interruzione il Conte I). Sintomatico dunque che il PD concentri i suoi attacchi su Fratelli d’Italia mentre abbia toni molto più sfumati nei confronti di Lega e Forza Italia, possibili futuri alleati in una riedizione del governo Draghi, ovviamente insieme anche al sedicente Terzo – in realtà quarto – Polo.

Tornando alla polarizzazione, in cosa gli schieramenti di Destra e Centro/PD dovrebbero essere tra loro alternativi? Sulla guerra in Ucraina la posizione è pressoché la stessa; sull’abolizione del reddito di cittadinanza le differenze sono minime (lo stesso neo-lettiano Di Maio sembra averlo rinnegato); sul salario minimo idem, anzi la proposta Orlando (PD) sarebbe talmente nociva per i lavoratori da far impallidire persino Confindustria; sul nucleare idem. Andiamo avanti? Ecco, non è che l’unica differenza vera è quella sull’uso di guanciale o pancetta sulla carbonara?

Certo, i diritti LGBT+. Il PD ha fatto del DdL Zan, rielaborazione di quello precedentemente presentato da Alessandra Maiorino, una bandiera e la destra si è eretta orgogliosamente come totalmente contraria. Il fatto tuttavia che il PD in dieci anni di governo non abbia concretizzato l’approvazione di normative in favore dei diritti LGBT+ non fa sospettare che in realtà su quei temi ci sia poco interesse (se non elettorale) da parte loro?

Restano intanto ignorate e disattese le 9 richieste (scostamento di bilancio contro il caro-bollette, salario minimo, difesa pur con modifiche del reddito di cittadinanza, cashback ecc…) portate da Giuseppe Conte a Draghi mesi fa, richieste su cui entrambi i cosiddetti poli principali hanno mostrato ostilità.

Se dunque la scelta deve essere tra due poli uguali che fingono di essere diversi, preferisco di gran lunga votare per chi almeno saprà essere veramente in grado di fare opposizione a entrambi. Maggiore sarà il successo del vero Terzo Polo, quello guidato da Conte, maggiori saranno le possibilità di avere in futuro un centrosinistra degno di tale nome, con una visione politica propria e che finalmente possa abbandonare la politica fallimentare – e oltremodo noiosa – del “votate noi perché gli altri fanno più schifo”.

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