La costruzione di una coalizione

Enrico Letta ci spiega perfettamente come NON si costruisce una coalizione, men che meno un “campo largo”. Il metodo seguito dal nipote di Gianni è quello del partito egemone o presunto tale. Un metodo che conosciamo molto bene perché è lo stesso che usano anche nelle elezioni amministrative.

Il loro concetto di coalizione è semplice: tutti o quasi ne possono far parte purché a decidere qualsiasi cosa sia comunque il PD.

E’ il METODO di costruzione della coalizione che fa la differenza.

Funziona così: il PD chiama tutti i possibili interlocutori, anche i più improbabili, per incontri rigidamente bilaterali. Non accade mai che i soggetti rappresentati a questi “tavoli” superino il numero di due, al massimo in alcuni casi si arriva a tre con la presenza di Articolo Uno (che comunque considerano – a questo punto a ragione, purtroppo – loro succursale). A ogni interlocutore vengono date rassicurazioni e poco importa se quelle date a uno siano l’esatto opposto di quelle date a un altro…ogni riferimento agli impegni tra loro antitetici presi con Calenda e Fratoianni è voluto.

Questa fase va avanti per mesi e, piano piano, il PD si autoconvince che sta costruendo una armata invincibile.

I singoli soggetti chiedono insistentemente di poter “allargare” i tavoli e fare riunioni di coalizione, ma il PD continua a negare questa possibilità.

In questa fase è peraltro VIETATO parlare di Programma, trattandosi di argomento troppo “divisivo”.

Quando poi due o più delle forze contattate separatamente decidono autonomamente di incontrarsi tra loro e magari osano estendere l’invito anche al PD, quest’ultimo si nega con sdegno. Spesso ponendo condizioni capestro e cercando di dividere quelle due forze.

Alla fine si arriva sempre e comunque al dunque: si scopre finalmente il bluff, saltano fuori tutte le incompatibilità tra le singole forze politiche (che potevano essere almeno in parte superate se fosse stato possibile fare riunioni di coalizione prima…) e salta tutto il “giocattolo”.

Il PD si ritrova quindi alle elezioni solo con chi sposa totalmente la sua linea (tipo Azione) e con chi accetta di azzerbinarsi pur di raccattare qualche eletto.

Il PD, forte della sua ormai patologica “vocazione maggioritaria”, così facendo non vincerà mai. Mai.

Pazienza.

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