Mer. Set 9th, 2026

Senza partecipazione non c’è alternativa

Il risultato del ballottaggio di Arezzo merita una riflessione seria. Non una ricerca affannosa di capri espiatori, ma una riflessione politica onesta.
Dopo undici anni di opposizione, il centrosinistra si presentava con l’ambizione di tornare alla guida della città. Eppure non ci è riuscito.
Lo dico da progressista e da persona che continua a credere che un’alternativa alla destra sia non solo possibile, ma necessaria.
Ho conosciuto Vincenzo Ceccarelli molti anni fa. Ho condiviso alcune sue scelte e ne ho contestate moltissime altre, sia da Presidente della Provincia che da Assessore regionale. Ma sarebbe intellettualmente disonesto attribuire a lui tutte le responsabilità di questa sconfitta. Quando una coalizione perde dopo oltre un decennio di opposizione, il problema non può essere una sola persona.
Dopo undici anni di amministrazioni di centrodestra e nonostante risultati che difficilmente possono essere definiti entusiasmanti, il centrosinistra non è riuscito a presentarsi come una novità credibile agli occhi degli elettori. La candidatura di una figura di grande esperienza amministrativa come Ceccarelli ha probabilmente trasmesso affidabilità a una parte dell’elettorato, ma non quel senso di innovazione e cambiamento che molti cittadini si aspettavano.
E il problema non riguarda soltanto Arezzo.
Riguarda un’intera provincia che ormai da anni vede prevalere la destra. Riguarda una difficoltà evidente nel costruire una nuova classe dirigente capace di parlare a una società che nel frattempo è cambiata profondamente.
Dove sono le nuove energie? Dove sono le nuove figure politiche? Dove sono le persone che dovrebbero rappresentare il ricambio generazionale e culturale di un campo progressista che continua troppo spesso a riproporre gli stessi nomi e gli stessi gruppi dirigenti?
Anche a destra, per la verità, le novità non abbondano: il nuovo sindaco aretino Comanducci era già assessore della prima giunta Ghinelli e gran parte della futura amministrazione sarà composta da persone che hanno già governato negli ultimi dieci anni.
La differenza, però, è evidente: quando chi governa conferma parte della propria classe dirigente può essere percepito come segnale di continuità. Quando la stessa cosa accade a chi è all’opposizione da undici anni rischia di essere percepita come mancanza di alternative, immobilismo, incapacità di rinnovarsi.
E una classe dirigente non nasce per generazione spontanea. Non compare due mesi prima delle elezioni. Non si costruisce con i comunicati stampa.
Si forma nel tempo. Attraverso l’impegno. Attraverso la disponibilità delle persone a mettersi in gioco.
Negli ultimi anni, ad Arezzo come in Valtiberina, abbiamo sentito spesso fare nomi di professionisti, amministratori, imprenditori, rappresentanti del mondo associativo e culturale ai quali venivano riconosciute qualità e potenzialità politiche.
Molti di loro, però, hanno preferito restare a guardare. Scelta legittima, naturalmente. In alcuni casi persino giustificata da esperienze precedenti che hanno lasciato ferite. Per carità, la Politica non è semplice e l’impegno politico è spesso un rischio per la propria carriera professionale. Verissimo.
Ma c’è una conseguenza: se restiamo a guardare, non possiamo pretendere che cambi la trama del film. Se aspettiamo sempre che siano altri a impegnarsi, non possiamo stupirci se alla fine governano sempre gli stessi. A tanti che si sono lamentati della candidatura di Ceccarelli ho chiesto direttamente: perché non ti sei candidato tu al posto suo? Criticare è facilissimo, impegnarsi in prima persona invece…
Questo ragionamento vale per Arezzo e vale per i comuni della Valtiberina che tra un anno andranno al voto.
Chi pensa che basti aspettare il momento giusto rischia di scoprire troppo tardi che il momento giusto era oggi.
Perché costruire un’alternativa richiede tempo, lavoro, relazioni, idee e persone disposte a spendersi in prima persona.
Altrimenti prepariamoci ad altri cinque anni di destra. E probabilmente di una destra ancora più radicale di quella che già oggi governa gran parte dei nostri territori.
Io ve l’ho detto. Poi, dopo, non lamentatevi.
E se qualcuno pensa che sia arrivato il momento di fare qualcosa invece di limitarsi a commentare ciò che fanno gli altri, sappia che c’è già chi sta lavorando per costruire un’alternativa.
Se ne volete parlare seriamente io (ed altri come me…) ci sono.
Sapete come trovarmi.
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di admin

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