Il 22 e 23 marzo si vota sulla giustizia. Ma non su quello che pensi.
Non si vota su processi più veloci, tribunali che funzionano meglio o meno burocrazia.
Questa riforma non tocca nulla di tutto questo.
Si vota invece su altro: cambiare la Costituzione per modificare gli equilibri della magistratura.
Separazione rigida delle carriere, due CSM, membri sorteggiati, nuova corte disciplinare.
Scelte pesanti, ma senza una risposta chiara a una domanda semplice: la giustizia funzionerà meglio?
La separazione delle carriere viene presentata come centrale, ma nei fatti è già in vigore dal 2022. Solo 30-40 magistrati su oltre 9.000 hanno cambiato carriere negli ultimi anni.
Non è lì il problema, evidentemente.
La riforma cambia l’assetto dei poteri, non i problemi dei cittadini.
Per questo vado a votare e voto NO: perché questa riforma introduce più centri decisionali, meccanismi casuali come il sorteggio e una separazione rigida tra funzioni senza incidere sull’organizzazione dei servizi.
Il risultato concreto in caso di vittoria del SI sarebbe un sistema ancor più frammentato e più esposto a interferenze del potere politico, con il grave rischio di creare una giustizia cucita su misura per i potenti, alla faccia delle promesse di maggiore equilibrio fatte ai cittadini.
PS: per favore, non commentate dicendo come vota Tizio o Caio: non mi interessa.
Ognuno voti secondo il proprio ragionamento, basandosi sui fatti. Il resto è solo rumore di fondo.
PS2: i casi di cronaca, recenti o passati, non c’entrano nulla con i quesiti del referendum.
Anche quelli sono solo rumore di fondo — e pure fastidioso.

