Dom. Gen 18th, 2026

L’irrilevanza dell’Unione Europea

Durante le presentazioni del mio nuovo libro “Reform Europe” mi viene posta spesso una domanda centrale: come può l’Unione europea uscire dalla sua attuale irrilevanza politica?
È esattamente il cuore del libro. E la risposta non è né semplice né consolante.
Nel testo analizzo diverse ipotesi. La più ambiziosa, ma quasi impossibile da realizzare è quella della Federazione europea: un unico grande Stato federale, sul modello degli USA.
Un’idea che negli anni ’50 poteva forse essere realistica, quando figure come Spinelli, De Gasperi, Schuman, Adenauer provarono davvero a costruirla. Allora l’Europa usciva distrutta dalla guerra, con differenze economiche ridotte tra i Paesi. Oggi la situazione è opposta: le disparità sono enormi. Pensare a una Federazione con pari poteri e pari dignità tra gli Stati è, semplicemente, un’utopia. O peggio, una presa in giro.
Molto più realistica è invece l’ipotesi confederale: Stati nazionali che restano tali, ma che mettono finalmente in comune alcune decisioni fondamentali — a partire da politica estera e difesa, possibilmente anche scelte economiche strategiche (senza le quali la sola moneta unica serve a poco).
Per arrivarci, però, serve andare oltre l’attuale Unione europea. Anche scioglierla, se necessario: non è un totem. E chi dice che “sciogliere l’UE significa tornare agli Stati nazionali” ignora la realtà, perché agli Stati nazionali ci siamo già tornati. O meglio, non siamo mai andati oltre questo “sovranismo nascosto”.
Come si può arrivare a una Confederazione? Le strade sono due.
La prima — quella auspicabile — sarebbe una scelta consapevole degli Stati europei.
La seconda — e temo sia quella verso cui stiamo andando — è arrivarci per costrizione.
Le dichiarazioni e le scelte degli Stati Uniti vanno in questa direzione: uno sganciamento politico dall’Europa, mantenendoci però legati economicamente e militarmente, imponendo acquisti di armamenti e minacciando dazi. In altre parole: un rapporto coloniale.
E questo accade anche perché l’Europa, per decenni, non ha preso le decisioni che doveva prendere. Altiero Spinelli scriveva già nel 1952 che un’Europa senza una politica estera autonoma sarebbe diventata “vassalla del decisore atlantico”. Parole profetiche.
Come se ne esce? Male.
Perché oggi le classi dirigenti europee continuano a difendere l’indifendibile, arrivando perfino a farci rischiare un conflitto diretto con la Russia pur di non ammettere i propri errori. Un conflitto che significherebbe la fine fisica dell’Europa.
L’unica alternativa può venire dalle opinioni pubbliche, dai cittadini.
Esiste ancora una leva fondamentale, sebbene ultimamente molto trascurata: quella elettorale. Ma va usata creando una vera aggregazione di soggetti politici diversi — i veri “volonterosi”: quelli che vogliono costruire la Pace, non il riarmo.
Evitare il conflitto, costruire una politica estera comune, ridare all’Europa una voce autonoma nel mondo: oggi questo è possibile solo attraverso una Confederazione di Stati, recuperando il pensiero di Calamandrei e di altri grandi europeisti degli anni ’50, che nel libro approfondisco.
Questa è la mia proposta. Voi cosa ne pensate?
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di admin

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