Da mesi leggo continui parallelismi tra Palestina e Ucraina. Le due questioni sono evidentemente molto diverse tra loro, eppure nella logica dello scontro tipica dei social tutto viene appiattito sotto la parola “guerra”. Ma non è così.
In Ucraina si affrontano dal 2014 due eserciti. In Palestina dal 1948 c’è un esercito che attacca dei civili.
La difesa dell’Ucraina è garantita da miliardi di armamenti forniti dalla NATO. La difesa della Palestina, per quanto possibile, è nella resistenza armata di alcuni gruppi. Tra questi c’è anche l’ambigua Hamas, per anni finanziata dallo stesso regime sionista con l’obiettivo dichiarato – e formalmente raggiunto nel 2008 – di dividere in due il fronte politico palestinese.
Un conto sono le parole, altra cosa i fatti. Si parla più della Palestina che dell’Ucraina per un semplice e dolorosissimo motivo: l’Ucraina è stata aiutata con invio di armi e con ben 19 pacchetti di sanzioni contro la Russia. In Palestina sono stati inviati alcuni aiuti umanitari sganciati dagli aerei un paio di settimane fa, per il resto mezzo mondo continua a finanziare ed armare il regime sionista. Da una parte si aiuta “l’aggredito”, dall’altra si arma “l’aggressore”.
Si parla tanto della Palestina perché almeno le parole possano tentare (e non ci riusciranno mai) a colmare l’enorme vuoto di “fatti”. Nessuna sanzione verso un paese che dal 1967 in avanti ha disatteso volontariamente tutte le risoluzioni ONU. Un paese che nemmeno posso nominare sui social per non essere censurato…per dire.
Ben vengano dunque tutte le iniziative per tenere alta l’attenzione pubblica, non resta altro del resto. Ben vengano le iniziative come quella della Global Sumud Flotilla, che ancora una volta testimonieranno come tanti cittadini organizzati da tutto il Mondo debbano sobbarcarsi l’impegno di FARE quello che i loro governi, per interessi economici e per paura, non fanno.
Vi danno noia le nostre “parole”? Benissimo, allora passiamo ai FATTI concreti e saremo ben felici di parlar d’altro.

