L’Europa che conta

L’Europa che conta, cioè Germania e Francia, sta cambiando atteggiamento? Siamo ancora molto lontani dall’autonomia dell’Unione Europea dalla Nato, ma è un primo passo da non lasciare isolato. Le altre nazioni, a partire da Italia e Spagna, cosa intendono fare? Draghi sta portando avanti una linea ultra-atlantista con il supporto quasi unanime del parlamento, Meloni compresa, con le sole voci fuori dal coro al momento di Giuseppe Conte e Fratoianni. A fronte di un PD totalmente schierato a favore dell’escalation militare è indispensabile che almeno le forze di governo dell’area “moderata” trovino il coraggio di smarcarsi.
Presto dovremo decidere se sostenere o meno la richiesta ucraina di inviare non solo armi di difesa, ma anche di attacco. Non è un passaggio di poco conto, si tratta di passare dal supporto a un paese aggredito (atteggiamento già questo estremamente ipocrita visto che mai questa opzione è stata valutata per sostenere altre nazioni aggredite con l’unica eccezione, molto discutibile, del Kosovo) a una effettiva compartecipazione alla guerra contro la Russia.
Sholz e Macron – sperando che quest’ultimo non cambi idea appena sarà rieletto presidente la prossima settimana – stanno giocando una partita difficilissima e vanno sostenuti. Da settimane non si parla più di negoziati, ma addirittura la presidente Von der Leyen indica apertamente quella di “vincere la guerra” come l’opzione principale/unica per chiudere la crisi. Ferma restando la condanna alle azioni criminali di Putin, occorre però fare i conti con la realtà e con la Storia. Citando un illustre studioso italiano, se c’è una lezione che possiamo trarre dalla Storia è questa: è impossibile invadere la Russia.
L’Europa dunque deve trovare la sua voce e fare la sua parte, unita e autonoma, altrimenti – dice bene Macron – saranno i non europei a decidere per lei. Per l’ennesima volta.
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