Cosa ci insegna l’Ucraina

Viviamo tempi surreali e angoscianti. In questi giorni osserviamo le immagini che arrivano dall’Ucraina con un sottofondo agghiacciante: di fronte a notizie e immagini che fanno orrore c’è gente che si accapiglia per propagandare la propria tesi, sostenere con un tifo del tutto fuori luogo, la propria “parte”. Si arriva persino a negare che vi siano dei morti (vedi? Quello muove il braccio, allora è tutto falso!). I morti ci sono eccome, morti ucraini e russi, soldati e soprattutto civili.
Da quando è iniziato il conflitto, oltre ai canali informativi italiani leggo (in traduzione) anche quelli russi, in particolare la versione online della storica Komsomolskaya Pravda, tuttora la testata più venduta in Russia. Oltre a ciò seguo l’ottimo canale Telegram di un mio concittadino che vive da anni in Russia. La narrazione dei fatti è diametralmente opposta, non tanto nella narrazione dei fatti quanto nell’attribuzione delle responsabilità.
Se c’è una cosa certa è che in questa guerra, come in ogni guerra, su entrambi i fronti la propaganda racconta tantissime falsità. Tante di queste falsità non verranno mai svelate. Non è mai inutile cercare la verità, anzi, ma è una ricerca da fare con serietà e distacco (per quanto questo sia possibile), senza cercare tendenziosamente e selettivamente solo ciò che ci farebbe piacere – o meno orrore – scoprire.
Credo dunque occorra concentrarsi su alcuni punti chiave per orientare un dibattito che possa essere di una qualche utilità e non risolversi nell’inutile e deleterio “tifo” di cui parlavo già nel post dell’alto giorno.
Quello che credo di aver imparato da queste settimane di atrocità e che voglio condividere è questo:
1) I buoni e i cattivi esistono solo nei film. Ognuno ha le sue gravi responsabilità e la guerra è sempre una sommatoria di atrocità. Banale? Forse, ma leggendo alcuni post e commenti in giro forse è meglio ribadirlo;
2) Le atrocità commesse da una parte non giustificano MAI quelle dell’altra. Casomai si sommano e rendono il Mondo peggiore;
3) In guerra, così come in ogni disgrazia umana, abbondano gli sciacalli. Non solo quelli che danno libero sfogo alla propria cupidigia di beni materiali, ma anche quelli che – a debita distanza e senza rischi – sfruttano la situazione per uscire dall’anonimato e diventare personaggi celebri nei media o anche, più miseramente, atteggiarsi a guru sui social;
4) La storia insegna che quando un Paese vuole avviare una guerra non c’è quasi mai nulla che possa fermarlo. Le sanzioni economiche, per quanto pesanti, non hanno fermato l’Italia nel 1936 quando invase l’Etiopia, figuriamoci se possono scalfire la potenza economica della Russia;
5) L’Unione Europea ha perso nel 1954 l’occasione straordinaria di costituire un esercito comune. Giganti come, tra gli altri, Spinelli e De Gasperi si spinsero molto avanti, teorizzando anche la nascita di una Comunità Politica Europea, una vera federazione di stati sovrani, non l’attuale Unione. Solo ora si torna a parlare di difesa comune europea, troppo tardi per poter recitare una parte importante nel conflitto e proporsi come forza di dialogo;
6) A proposito, proprio oggi l’alto rappresentante per la politica estera dell’UE Josep Borrell ha affermato: “Non c’è alternativa alla Nato per la difesa territoriale dell’Europa. Diciamolo molto chiaramente”. Comunque finirà la guerra, l’Unione Europea l’ha già persa;
7) Una Federazione Europea, con una sua politica estera e militare, dovrebbe essere indipendente e autonoma dalla Nato. Alleata degli USA sì, ma non per questo ostile al resto del Mondo. La Federazione Europea dovrebbe essere, idealmente, la maggior garanzia di equilibrio e pace almeno nel nostro continente;
8) I patti con la Nato, non ultimo quello del 2004, vincolano i paesi – Italia compresa – a una continua crescita delle spese militari. Sarebbe quanto meno ingenuo pensare che paesi che ogni anno aumentano le proprie spese militari decidano poi di lasciare questi armamenti abbandonati nei magazzini;
9) Il disarmo, in primis quello nucleare, deve essere multilaterale. Questo temo sia IL PROBLEMA più grande di tutti. Come possiamo disarmarci se il nostro vicino sta facendo la cosa opposta? Occorre trovare un interesse comune al disarmo simultaneo di tutte le potenze nel Mondo, missione difficilissima che dovrebbe essere in capo all’ONU;
10) Ecco, l’ONU…non rischia di fare la triste fine della vecchia Società delle Nazioni? Forse alcuni meccanismi (il Consiglio di Sicurezza, le sanzioni unilaterali, i diritti di veto ecc…) andrebbero rivisitati;
Resta ovviamente una domanda, alla quale immagino non si possa dare una risposta semplice e diretta: come ne usciamo da questa situazione?

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