Una Confederazione Europea per la Pace

Putin è un criminale, verissimo. Ma un conto è che lo dica un semplice ingegnere della Valtiberina, altro è se lo dice il presidente degli Stati Uniti. Le parole assurde pronunciate ieri dal presidente americano Biden sono tuttavia, nella mia modestissima opinione, da cogliere al volo per una grande occasione. Serve però qualche premessa per spiegare questa mia bizzarra sensazione.
Da quanto accade ormai da settimane, pare evidente che l’America voglia uno scontro militare con la Russia e voglia farlo indirettamente tramite la Nato in territorio europeo, quindi lontano da casa loro. Nel frattempo, hanno bloccato l’importazione di gas e petrolio dalla Russia, chiedendo all’Europa di fare altrettanto: per l’America si tratta di poca roba, per noi europei (soprattutto italiani e tedeschi) è questione di sopravvivenza. Per “aiutarci” l’America è comunque disposta a inviarci grandi quantità di gas liquido. Ah, dimenticavo, ovviamente dovremo pagarlo…
Cari europei, vogliamo dirci una cosa? C’è qualcuno di noi che vuole così tanto andare in guerra? Teniamo davvero così tanto all’America da sacrificare tutto, compresa la nostra stessa vita, per combattere una guerra che pare più loro che nostra?
Allarghiamo per un attimo la visuale dall’Ucraina, sfortunata protagonista – per non dire vittima sacrificale – delle vicende nell’ultimo mese.
La Russia non vuole avere confini diretti con paesi della Nato, richiesta che pare abbastanza ragionevole visti i comportamenti degli alleati nord-atlantici già ben prima che iniziasse la cosiddetta “operazione speciale”, ovvero la devastante invasione dell’Ucraina. Kiyv è stata spinta letteralmente allo scontro con Mosca per anni, salvo poi essere abbandonata a sé stessa nel momento in cui il Cremlino ha deciso di reagire con inaudita violenza.
Ora come se ne esce? Soprattutto, come ne esce l’Europa? Ma, tema ancora più delicato, che cosa è oggi l’Europa? E ancora, che senso ha nel 2022 una alleanza militare come la Nato, fondata nel 1949 in chiave anticomunista? Neanche Berlusconi ha più paura dei comunisti, dai… Fa invece pensare come, finalmente, si torni a parlare di difesa unica europea.
Ma andiamo con ordine.
La Nato ha, formalmente, uno statuto che impone l’unanimità nelle scelte. Questo, almeno in teoria, dovrebbe tutelarci anche nel caso in cui l’America volesse prendere decisioni estreme, ma possiamo onestamente restare sereni ad osservare l’evoluzione di avvenimenti nei quali siamo pienamente coinvolti, ma nei quali non abbiamo piena autonomia decisionale? Da italiano e da europeo penso di no.
L’Unione Europea è una grande, enorme, incompiuta. Ad oggi è solo una unione monetaria, nulla di più. Non esiste una politica estera comune: abbiamo un “alto commissario dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza”, ruolo ricoperto dal 2014 (anno dell’annessione della Crimea alla Russia) al 2019 dall’italiana Federica Mogherini, ma non ha nessuna autorità paragonabile a quella di un Ministro degli Esteri europeo. Al massimo è la figura che presiede gli incontri tra gli effettivi ministri degli esteri dei paesi membri dell’Unione…che non rappresentano però, neanche loro, la guida della politica estera europea. Ecco dunque che, ogni volta che c’è una crisi internazionale, si incontrano i capi di Francia e Germania e decidono loro – per semplice inadeguatezza degli altri paesi – la posizione dell’Europa.
La crisi attuale mette per l’ennesima volta in luce la debolezza strutturale di una finta Unione.
Ecco dunque l’occasione di cui parlavo all’inizio di questo lungo flusso di opinioni: rendiamo effettiva, sviluppiamo questa Unione una volta per tutte.
Iniziamo a creare all’interno dell’Unione (monetaria) Europea una Confederazione (politica) Europea come quella auspicata già negli anni Sessanta da giganti del pensiero come Altiero Spinelli e Franco Ferrarotti. Una Confederazione Europea che, magari partendo dall’aggregazione degli stati fondatori dell’Unione (Italia, Francia, Germania, Benelux), costituisca una entità politica unitaria federale ed elegga un unico Parlamento bicamerale, una Camera in cui i singoli paesi contribuiscano con un numero di membri proporzionale alla propria popolazione e un Senato federale (analogo a quello americano) in cui ogni paese abbia lo stesso numero di rappresentanti, sistema quest’ultimo utile a impedire lo strapotere dei paesi più grandi e ricchi. Un Parlamento che, a differenza di quello attuale che ha poteri molto limitati, possa legiferare e determinare un Governo Europeo con pieni poteri di indirizzo sui temi di interesse comune, compresa la difesa.
La Confederazione Europea dovrebbe avere, di conseguenza, un proprio esercito federale.
Il combinato disposto della Confederazione e dell’esercito comune porterebbe inevitabilmente al superamento di un’entità fuori dal tempo come la Nato.
La nuova Confederazione dovrebbe tenere stretti rapporti commerciali, militari e di amicizia/solidarietà tanto con l’America che con gli stati vicini (Gran Bretagna ed altri paesi dell’ormai ex Unione), oltre che con le principali altre potenze mondiali (Cina, India, Giappone, Russia). La Confederazione Europea dovrebbe essere dunque vera garante del multilateralismo e del dialogo tra le potenze, tutelandosi altresì dal fatto di non essere comunque terreno di battaglia per futuri eventuali contrasti militari.
La Confederazione dovrebbe realizzare finalmente il sogno federalista europeo di Spinelli e Ferrarotti, realizzando una unione delle politiche del lavoro (stessi diritti e stesse garanzie di carriera in ogni paese), delle politiche dell’istruzione, delle politiche fiscali e salariali, delle scelte ambientali, delle istituzioni in campo giudiziario.
La Confederazione Europea dovrebbe ovviamente avere una politica energetica comune, mettendo a sistema le risorse di ogni stato membro, perseguendo l’obiettivo di una autonomia energetica a livello confederale in modo da non essere più ricattabili dall’esterno come ora.
Non lasciamo che questa drammatica crisi passi invano, ancora una volta, relegando sempre più l’Europa al ruolo di banale entità geografica e non politica. Abbiamo l’occasione per tornare al centro del Mondo e farlo come garanti di una maggiore stabilità, della tutela di quella Pace alla quale siamo abituati da decenni e che nessuno di noi, credo, vuole perdere.
Le spinte nazionaliste (oggi le chiamano sovraniste, ma è la stessa robaccia) che hanno dominato l’Europa e l’America negli ultimi anni hanno prodotto una crisi che rischia di sfociare in un conflitto militare di proporzioni gigantesche: se, come mi auguro di cuore, riusciremo ad evitarlo non dimentichiamolo mai più in futuro. Stavolta per davvero.
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