Cosa ci lascia il 2021

Finisce, finalmente, un anno difficile. Dal quale ho imparato alcune cose.
– Non c’è nulla di più importante al mondo del sorriso di chi ami;
– La Sicilia genera dipendenza;
– Molte persone indossano maschere per tutta la vita, ma quando la maschera cade (il che, in condizioni di particolare tensione, accade) si hanno delle grosse sorprese. Spesso brutte, purtroppo;
– La pandemia ha veramente frantumato i cosiddetti. Non ci ha reso né migliori né peggiori, ma ci ha fatto uscire tutti “al naturale”. Con alcune bellissime soprese e, purtroppo, tante delusioni;
– Trovare un equilibrio nella vita, cercando di dosare le proprie ansie, è la quintessenza del benessere;
– Silenziare o abbandonare le chat whatsapp, in alcuni casi, migliora tantissimo le giornate;
– Il lavoro deve essere strumento creativo e il bravo caposquadra capisce che è proprio stimolando le peculiarità dei membri della propria squadra che può ottenere i risultati migliori. Sono un lavoratore fortunato;
– Mi manca tanto il teatro;
– La televisione è un elettrodomestico bellissimo. Quando è spento. In caso, comunque, Rai Yoyo può tornare a volte utile;
– Alimentare le proprie passioni moltiplica la nostra vita. In questo anno ho scoperto nuovi aspetti del mondo olivettiano, ad esempio, giungendo anche a incontri importanti che hanno lasciato un segno indelebile in me;
– La passione per la Storia genera dipendenza, anche in Rete. Tra tanta monnezza digitale si trovano anche tante perle e quest’anno, oltre all’immenso Alessandro Barbero che tutti certamente già conoscete, ho scoperto su YouTube nuovi bravissimi divulgatori che vi segnalo e consiglio vivamente: Gioele Sasso (“La Biblioteca di Alessandria”), Simone Guida (“Nova Lectio”) e Roberto Trizio (“il Bar di Roma Antica”);
– Bei tempi quando la politica era fondata sulle idee e non sui personalismi e sul mugugno continuo;
– Nella pasta con le sarde devo fare più attenzione al dosaggio del sale;
BUON 2022 A TUTTI!
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