La nostra Atlantide

by admin

Chissà perché, stamattina mi è tornata in mente Atlantide, canzone del grande Franco Battiato (da “Caffé de la Paix” del 1993). In particolare questo passo:

Per generazioni la legge dimorò

nei principi divini,

i re mai ebbri delle immense ricchezze

e il carattere umano s’insinuò

e non sopportarono neppure la felicità.

Mi ha sempre affascinato l’antico mito di Atlantide, l’isola leggendaria nominata per la prima volta da Platone nel Timeo, circondata da un mare sconfinato e caratterizzata da una forma di governo estremamente virtuosa. Almeno finché “la legge dimorò nei principi divini”, poi “il carattere umano si insinuò” e…

In un giorno e una notte

la distruzione avvenne.

Tornò nell’acqua.

Sparì Atlantide.

 

I principi magari non erano proprio divini, magari possiamo immaginare che i discendenti del gran Re Atlante fossero comunque esseri umani, con virtù e debolezze. La debolezza più grande per un politico: l’ambizione, la brama di potere senza limiti che fa perdere completamente il contatto con la realtà, oltre all’empatia e ai nobili sentimenti nei confronti dei compagni di viaggio. Compagni, nel senso veneto del termine (Marco Paolini nel suo splendido monologo “Miserabili” fa una illuminante digressione per spiegare questo concetto…guardatelo, ne vale la pena!), mai sudditi.

Quello che accade in queste ore, con molta meno poesia e con l’esaltazione estrema del “carattere umano”, fa riflettere non poco.

La Politica che amo dovrebbe sempre tendere alla virtù, al senso di comunità, al bene collettivo. La Politica, pur essendo “una roba schifosa che fa male alla pelle” come diceva Gaber, è lo strumento per risolvere i problemi. Anche per crearli, s’intende, quindi richiede la massima attenzione. La Politica dovrebbe essere orientata alla partecipazione più che alla delega, proprio perché la delega genera in alcuni/tanti soggetti dal carattere debole la convinzione di essere invincibili, immuni al giudizio altrui, succubi delle lusinghe causando prima o dopo un totale distacco dalla realtà.

Il tutto si traduce in un male connaturato a certi palazzi che un carissimo amico, ex assistente parlamentare, chiama “deputatite”. Nessuno di coloro che ne sono affetti, in genere, resta nei libri di Storia se non con il ruolo certamente poco attraente di utile idiota.

Ora che la nostra Atlantide scompare, il mondo reale riprende il suo spazio nascondendo il sogno. O l’illusione. Il “mito”, che ognuno potrà raccontare a modo suo, resterà e darà occasione ad altri di trarre le migliori ispirazioni.

I palazzi, insieme al ricordo di chi vi rimane ancorato, resteranno sotto le acque dell’Oceano. Fuori da quelle mura crollate però c’è un mare sconfinato dove poter costruire una nuova aggregazione, una nuova civiltà fondata su principi magari meno ideali e irrealizzabili, ma capaci di fronteggiare con maggiore efficacia le debolezze umane.

Torniamo a nuotare allora, purché tutti nella stessa direzione e lasciamo le macerie sotto i mari una volta per tutte.

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