Dal Camp Nou al Moneyball

Mi sono innamorato del Milan la sera del Camp Nou, anno 1989. Avevo 8 anni e fu colpo di fulmine, inevitabile. Quella sera Ruud Gullit, Marco Van Basten, Franco Baresi, Carlo Ancelotti, Frank Rijkaard, Mauro Tassotti e tanti altri sono entrati nella mia vita per non uscirne mai più. C’era anche un ragazzo di 20 anni che correva sulla fascia sinistra, inarrivabile per velocità ed eleganza. Era Paolo Maldini.

Sono passati 34 anni da quella sera, il mondo è completamente cambiato. Pochi mesi dopo quella partita cadde finalmente il muro di Berlino, ma da allora tanti altri muri, reali e virtuali, sono stati tirati su. Tanto filo spinato a dividere le persone, i loro sentimenti e le loro passioni.

Anche il calcio è cambiato. Stava già vivendo un grande cambiamento proprio in quel tempo, grazie a quel collettivo meraviglioso messo insieme da Arrigo Sacchi.

Oggi, ci spiegano, il calcio si fa analizzando i dati. Non esistono bandiere, non esistono sentimenti, ma solo i dati. Dati atletici, dati finanziari, plusvalenze, ammortamenti, diritti televisivi e di immagine, clausole di ogni tipo. E se i conti non tornano arriva il primo manager italo-americano, sconosciuto ai più, ti legge qualche foglio di dati confondendo pure le terminologie del calcio con quelle del baseball e in 5 minuti caccia un uomo che ha donato tutta la propria vita al Milan.

Il calcio sarà anche diventato questo e forse per qualcuno sarà giusto così. Ma non sono i soldi a darti le emozioni. Se l’altra sera mi sono commosso, così come tutti i milanisti, era perché era arrivato il momento di salutare un grande campione come Zlatan Ibrahimovic, non perché dopo 12 anni avevamo chiuso la stagione con il bilancio in attivo.

E ora pure Paolo Maldini se ne va, cacciato da un mangiatore di hamburger che si improvvisa manager e blatera di “moneyball”.

Parafrasando William Edwards Deming resto tra quelli che affermano: “Noi crediamo in Paolo Maldini. Tutti gli altri devono portare dati”. Alla lunga magari avranno ragione quelli del moneyball e vinceranno anche qualche titolo sportivo, glielo auguro.

Ma la magia di quella sera al Camp Nou non sapranno mai cosa sia.

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