Difficile volare senza ali

Sarebbe bello poter “volare alto” e proporre nomi di grande qualità per ricoprire il ruolo di Presidente della Repubblica Italiana. Purtroppo, lo avrete capito, quella in corso non è esattamente la ricerca della persona migliore, ma solo di quella che può avere i voti necessari. Triste, ma prima lo si capisce e meglio è. Anche perché è proprio capendo questo che si possono evitare i rischi maggiori. Nella grafica vedete la ripartizione per gruppi dei 1009 elettori. Nelle prime tre votazioni occorre una maggioranza dei due terzi (quindi servono almeno 673 voti), dalla quarta basta la maggioranza assoluta (505 voti).

Come arrivano i partiti e le coalizioni a queste votazioni? Più o meno tutti male, alcuni meno altri di più. Il primo dato che salta all’occhio è però l’enorme differenza di numeri e di equilibri tra il momento dell’elezione del Parlamento (2018) e oggi. Non può passare inosservato il peso determinante di liste che nel 2018 nemmeno esistevano come Italia Viva (43 persone, quasi tutte elette con il PD), Coraggio Italia (31, in gran parte da Forza Italia) e il gruppone dei fuoriusciti o espulsi dal M5S (16 di Alternativa più altri 45 sparsi).

Il centrodestra che alle elezioni del 2018 aveva ottenuto il 37% sopravanza la somma di centrosinistra e M5S che alle elezioni del 2018 avevano invece ottenuto rispettivamente – correndo separate – il 22,9% e il 32,7%. La somma degli eletti nel 2018 con centrosinistra e M5S avrebbe dovuto avere dunque ampiamente i numeri per eleggere, già al quarto scrutinio, il nuovo Presidente della Repubblica. Ecco, oggi invece la somma dei parlamentari di centrosinistra e M5S è addirittura inferiore a quella del centrodestra. Questo dato non è secondario e fa una enorme differenza, soprattutto di credibilità del sistema parlamentare italiano.

Appare persino eccessiva – a me da persino molta noia – la campagna mediatica contro l’eventuale elezione al Colle di Berlusconi. Se nel 2022 esiste questa possibilità è soprattutto dovuto al fatto che nei primi tre anni e mezzo di legislatura un numero enorme di parlamentari del centrosinistra e soprattutto del M5S hanno abbandonato i propri gruppi di origine. Tutto ciò non è accaduto nel centrodestra, come mai? Azzardo una ipotesi: il centrodestra è una coalizione che esiste dal 1994 e che nel tempo ha solo mutato i propri equilibri interni spostandosi ultimamente molto più a destra, ma mantenendo sempre i suoi principali tre gruppi costituenti. Si tratta di una coalizione “organica” che avrà pure mille contraddizioni interne, ma che esiste da quasi 30 anni e ancora funziona sia a livello elettorale che parlamentare. La stessa leadership di Berlusconi, che è stata quasi il loro unico collante per molti anni, pare ormai superata tanto che il centrodestra sembra in grado di continuare a vivere e crescere anche senza avere nell’uomo di Arcore il proprio principale alfiere.

Dall’altra parte? Beh, qualcuno ha paragonato la situazione del centrosinistra e soprattutto del M5S alla Bosnia degli anni ’90, cioè un’area preda di una continua guerra civile interna tra mille bande in cui si è ormai passati da tempo dall’idealista “uno vale uno” a un feroce “tutti contro tutti”.

In questa fase sarebbe opportuno che le mille fazioni trovassero una sintesi su una figura capace di raccogliere il consenso non solo dell’intera ala “non destra” del Parlamento, ma anche di quell’area più moderata del centrodestra. Una figura alla Mattarella, per intendersi.

Alcuni propongono di candidare Mario Draghi al Quirinale. Ipotesi per me allucinante. Sarebbe la prima volta nella storia d’Italia che un capo del Governo trasmigra al Quirinale e certamente la cosa creerebbe non pochi imbarazzi. Draghi dovrebbe necessariamente dimettersi da Presidente del Consiglio per poi essere lui stesso, da Presidente della Repubblica, ad avviare le consultazioni per indicare il proprio successore…praticamente come il democraticissimo Putin in Russia.

Oggi il bravissimo vignettista Natangelo ha reso alla perfezione quella che, in questo caso apparentemente surreale (ma esiste il surreale nella politica italiana?), potrebbe essere una clamorosa via d’uscita. L’unica via d’uscita, forse, per garantire la prosecuzione della legislatura in caso di elezione proprio dell’ex Governatore della BCE al Colle. Il parallelismo con la coppia russa Putin-Medvedev (non per valore e qualità delle persone, sia chiaro, ma solo per i ruoli ricoperti) è ancora una volta inquietante.

Non è ancora il momento di fare “nomi” e soprattutto non è il momento di fare nomi ultimativi su cui si sceglie a priori di non trattare. L’esperienza delle due precedenti elezioni presidenziali dovrebbe insegnarci che non si va a una scampagnata o a una occupazione studentesca (quanto era bello gridare “lotta dura senza paura!”, ma poi abbiamo mai ottenuto qualcosa?). Si tratta di una competizione decisamente ostica in cui occorre saper trovare delle mediazioni onorevoli. In tal senso la prima mossa fatta da alcuni parlamentari, che hanno candidato unilateralmente e senza nessuna possibilità di successo il pur autorevole costituzionalista Paolo Maddalena, è a parer mio una dimostrazione di totale distacco dalla realtà. A meno che il loro obiettivo – non vorrei crederlo – sia solo quello di fare un “bel nome” e poi fare le vittime per anni visto che l’eletto sarà indubbiamente una figura meno gradita.

Come avrete intuito non sono molto ottimista e comunque sono rattristato dal fatto che un passaggio così importante sia in mano a gruppi di parlamentari di cui i nostri Padri Costituenti non avrebbero avuto il coraggio nemmeno di ipotizzare l’esistenza. Ricordiamoci però – scusate l’ultima nota che vi lascio così, letteralmente “a schiaffo” – che il Parlamento rappresenta la Nazione: quella gente che siede in Parlamento, in tutti i gruppi, l’abbiamo eletta noi ed è lo specchio dell’Italia di oggi. Lo è anche per quelli che non sono andati a votare, illudendosi di potersi considerare “innocenti”, ma che invece sono più colpevoli degli altri poiché con la loro astensione hanno permesso che altri scegliessero una classe politica inadeguata. “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti” cantava De André.

Coraggio dunque, andiamo avanti con fiducia. Verso il burrone.

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