Olivetti urbanista comunitario: Matera e Guardia Perticara

Nel 1945 Carlo Levi pubblicò il romanzo autobiografico Cristo si è fermato a Eboli. Levi, proveniente da una agiata famiglia della borghesia torinese, fu oggetto di persecuzione da parte del regime fascista sia per la sua appartenenza ai gruppi azionisti di “Giustizia e Libertà”, sia per le proprie origini ebraiche. Arrestato nel 1934, fu condannato al confino da scontare in Lucania, prima nel borgo di Grassano e in seguito ad Aliano (chiamato Gagliano nel romanzo), entrambi centri del materano. Durante i due anni del confino, Carlo Levi visitò anche Matera. La condizione del capoluogo fu descritta nel romanzo e costituì per l’opinione pubblica italiana del dopoguerra un autentico shock. I Sassi di Matera, anima del centro storico, sono delle architetture rupestri, scavate letteralmente nel tufo, nelle quali viveva all’epoca la quasi totalità della popolazione materana.

Si tratta di strutture abitate fin dall’antichità. Fino al Settecento tale peculiare sistema abitativo aveva mantenuto un equilibrio sostenibile. I Sassi erano dotati persino di sistemi per la conservazione delle acque e per lo stoccaggio dei rifiuti, erano dotati di tetti pensili, orti e giardini. La grande crescita demografica e la contestuale crisi della pastorizia tuttavia contribuirono a rendere i Sassi, tra fine Ottocento e primo Novecento, estremamente sovraffollati. Le stesse strutture furono rimaneggiate con esecuzione di discutibili sopraelevazioni e sottoscavazioni, l’azzeramento degli spazi quali orti e giardini, il riutilizzo delle cisterne per l’accumulo delle acque come abitazioni in cui vivevano stipati insieme uomini e animali con evidenti e gravi carenze di tipo igienico-sanitario.

Ecco come descriveva questi luoghi Carlo Levi: “Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie. Di bambini ce n’era un’infinità. Nudi o coperti di stracci. Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie. Era il tracoma[1]. Sapevo che ce n’era quaggiù: ma vederlo così nel sudiciume e nella miseria è un’altra cosa. E le mosche si posavano sugli occhi e quelli pareva che non le sentissero coi visini grinzosi come dei vecchi e scheletrici per la fame: i capelli pieni di pidocchi e di croste. Le donne magre con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi, sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste.”

Il degrado descritto da Carlo Levi, fino ad allora ignorato dalla gran parte degli italiani, portò moltissimi politici, intellettuali, imprenditori ed artisti a visitare un luogo che per la stampa dell’epoca diventò, riprendendo le parole di Palmiro Togliatti che per primo visitò Matera nel 1948, una vergogna nazionale.

Adriano Olivetti giunse a Matera nel 1949 su invito dello stesso Carlo Levi. Ciò che vide lo turbò e lo stimolò enormemente. In quella prima occasione incontrò inoltre il grande antropologo materano Albino Sacco-Casamassima. “Caro Albino, ho visto tutto. Devo rimanere a Matera – scriveva Adriano Olivetti – Non c’è tempo da perdere. Matera è la capitale simbolica del mondo contadino. Diventerà laboratorio comunitario, per costruire cooperative tra contadini, ma soprattutto per restituire dignità alle persone”.

Adriano Olivetti era all’epoca presidente dell’INU, Istituto Nazionale di Urbanistica, nonché commissario dell’UNRRA-CASAS (Comitato Amministrativo Soccorso Ai Senzatetto), emanazione dell’organizzazione sotto l’egida dell’ONU istituita nel 1943 con l’obiettivo di assistere economicamente e socialmente i paesi colpiti dal disastro del conflitto mondiale. Olivetti costituì la Commissione per lo studio della città e dell’agro di Matera insieme al sociologo tedesco Frederic Freidmann, a Giuseppe Isnardi, Francesco Saverio Nitti, Tullio Tentori, Eleonora Bracco, Rocco Mazzarone, Lidia De Rita, Giuseppe Orlando, Rigo Innocenti, Federico Gorio e Ludovico Quaroni.

Nel 1952 venne intanto decretato lo sfollamento dei Sassi, attraverso l’emanazione da parte dell’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi della Legge Speciale (legge 17 maggio 1952 n. 619). Tale scelta, voluta da Emilio Colombo (non a caso spesso ci si riferisce infatti alla Legge Speciale con la denominazione di Legge Colombo), ai tempi sindaco di Potenza e leader indiscusso della DC lucana, era in aperto contrasto col progetto olivettiano. Olivetti finanziò infatti un importante Piano regolatore commissionato a Ludovico Quaroni cui tuttavia il Ministero dei Lavori Pubblici volle affiancare Luigi Piccinato. La conseguente modifica del Piano e la approvazione della Legge Speciale portarono dunque a svuotare la parte storica di Matera per andare a creare una nuova città all’esterno.

Tale città “nuova”, in cui furono spostati i circa 15.000 abitanti dei Sassi, era costituita da una serie di nuovi Quartieri e Borghi. Lo stesso architetto e urbanista Quaroni fu, nello specifico, il progettista del Borgo La Martella. La Martella, insieme agli altri borghi materani (Spine Bianche, Serra Venerdì, Lanera, Borgo Venusio) restano tuttora veri e propri manifesti del Neorealismo architettonico italiano. Possiamo dunque affermare che, da allora, esistono due città distinte che chiamiamo entrambe Matera: la città storica dei Sassi e la città moderna dei grandi architetti e urbanisti (in particolare Quaroni, Piccinato, Aymonino).

I Sassi, abbandonati a sé stessi per decenni, tornarono tuttavia nell’attenzione prima degli artisti e dei registi cinematografici, infine ancora dei politici. Nel 1952 il regista Alberto Lattuada girò a Matera “La Lupa”, mentre nel 1964 fu Pier Paolo Pasolini a girare nei Sassi il suo celebre “Vangelo secondo Matteo”. Più recentemente i Sassi hanno inoltre ospitato il set de “La passione di Cristo” di Mel Gibson (2004) e quello di No Time to Die (2021), venticinquesimo film della saga di 007 in cui avviene un incredibile inseguimento automobilistico con una Aston Martin DB5 lungo le strade dei Sassi. In totale la città storica di Matera è stata scenario cinematografico per circa trentacinque pellicole a grande diffusione.

A metà degli anni ‘80, con una nuova Legge Speciale (Legge 11 novembre 1986 n. 771) venne consentito l’avvio di un primo ripopolamento dei Sassi. In realtà già da qualche anno alcuni cittadini materani, violando divieti ormai ritenuti privi di senso, avevano iniziato a rientrare nei Sassi e rimettere ordine dopo decenni di totale abbandono. Nel 1993 l’Unesco ha decretato l’iscrizione dei Sassi nella lista dei Patrimoni dell’Umanità. Nelle motivazioni della iscrizione si legge, tra l’altro: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera costituiscono una eccezionale testimonianza di una civiltà scomparsa. I primi abitanti della regione vissero in abitazioni sotterranee e celebrarono il culto in chiese rupestri, che furono concepite in modo da costituire un esempio per le generazioni future per il modo di utilizzare le qualità dell’ambiente naturale per l’uso delle risorse del sole, della roccia e dell’acqua. […] I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera sono un esempio rilevante di un insieme architettonico e paesaggistico testimone di momenti significativi della storia dell’umanità. Questi si svolgono dalle primitive abitazioni sotterranee scavate nelle facciate di pietra delle gravine fino a sofisticate strutture urbane costruite con i materiali di scavo, e da paesaggi naturali ben conservati con importanti caratteristiche biologiche e geologiche fino a realizzare paesaggi urbani dalle complesse strutture. […] I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera sono un rilevante esempio di insediamento umano tradizionale e di uso del territorio rappresentativo di una cultura che ha, dalle sue origini, mantenuto un armonioso rapporto con il suo ambiente naturale, ed è ora sottoposta a rischi potenziali. L’equilibrio tra intervento umano e l’ecosistema mostra una continuità per oltre nove millenni, durante i quali parti dell’insediamento tagliato nella roccia furono gradualmente adattate in rapporto ai bisogni crescenti degli abitanti.

Oggi i Sassi di Matera sono tornati a vivere, a ospitare luoghi di incontro e vitalità, ristoranti e altre attività. I Sassi sono nuovamente il cuore pulsante della città di Matera. Nel 2019 Matera è  stata capitale europea della Cultura. Adriano Olivetti avrebbe meritato quanto meno il riconoscimento di una parte di merito.

A circa 100 chilometri  da Matera sorge Guardia Perticara, un borgo di circa 540 persone (erano circa il triplo nel 1961) nella Lucania Meridionale, che rappresenta un punto di approdo imprevisto quanto positivo del Movimento Comunità olivettiano. In questo piccolo borgo il Movimento riuscì, almeno in parte, ad attuare quello che a Matera venne reso impossibile dal potere politico locale e nazionale. In questo piccolo borgo contadino ad un certo punto il cantiere per lo scavo di un grande acquedotto portò molti giovani del posto ad abbandonare i campi da coltivare per andare operai. Per un po’ tutto filò liscio, ma a un certo punto, quasi a fine cantiere, la società smise di pagare gli ormai ex contadini. Alcuni di loro chiesero consiglio su come comportarsi ad un giovane maestro. In un piccolo borgo contadino dell’epoca il maestro elementare, uno dei pochissimi ad aver studiato, era una delle figure di riferimento. Il giovane maestro, forse ignaro della portata del consiglio che stava dando, disse loro: se non vi pagano, voi non lavorate.

I contadini accettarono il consiglio e, dopo alcuni giorni, la società fu costretta a tornare a pagarli per completare il cantiere. Poco dopo nel paese si sarebbe votato per il rinnovo del consiglio comunale e i contadini chiesero al giovane maestro di candidarsi. Il maestro, iscritto al Partito d’Azione e al Movimento Comunità (erano gli anni della doppia tessera) divenne così sindaco. Chiamò dunque in suo soccorso il Movimento di Olivetti. Poco dopo nel piccolo borgo della Val di Sauro arrivarono Laura Muratori e Marcello Fabbri che prepararono un nuovo Piano Regolatore, aiutando inoltre a far nascere una cooperativa agricola guidata dall’esperto agronomo Francesconi. Il giovane mestro sindaco si chiamava Antonio Montano ed è rimasto in carica come sindaco di Guardia Perticara dal 1956 al 1970 e poi nuovamente dal 1975 al 1980.

 

[1] Malattia infiammatoria cronica della congiuntiva, di natura virale, contagiosa, caratterizzata da granulazioni che evolvono in cicatrici

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