Coraggio (non rabbia)

Siamo tutti stanchi e arrabbiati, ma nessun problema è stato mai risolto con la rabbia. Anzi. Mettiamoci in testa che un virus, soprattutto uno bastardo come quello che c’è in giro, non conosce confini e probabilmente non esistono vere misure di contenimento efficaci al 100%. Non è solo un problema italiano, anzi, in questa seconda ondata – a differenza della prima quando fu proprio l’Italia uno dei primi paesi a sbatterci i denti – possiamo già vedere con 2-3 settimane di anticipo cosa ci aspetta. Francia, Spagna, Inghilterra e Germania viaggiano ormai verso cifre tremende di contagi, oltre i 50.000 al giorno con oltre 500 morti al giorno in Francia. Tra un paio di settimane toccherà anche a noi. Possiamo evitarlo? Probabilmente no. Possiamo però, anzi dobbiamo, cercare di attenuare gli effetti devastanti sul sistema sanitario. I sistemi di tracciamento sono saltati, sia in Italia (dove addirittura qualche irresponsabile ha lanciato campagne contro Immuni in nome della difesa della privacy…ovviamente campagne fatte anche su facebook e altri social con ZERO privacy…) che persino nell’efficientissima Germania. Le terapie intensive dovevano essere raddoppiate, ma ancora le regioni non sono riuscite ad arrivare neanche a metà dell’obiettivo. Avere 3000 terapie intensive in meno del dovuto ovviamente ci mette ulteriormente a rischio, ma ai ritmi attuali anche averle avute ci avrebbe garantito solo qualche giorno in più di sostenibilità.
Allora che si fa? Prima di tutto non facciamoci prendere dallo sconforto. Ognuno deve fare la sua parte. Le restrizioni hanno rotto le scatole a tutti, è vero, ma non c’è al momento nessuna altra possibilità. Quindi ognuno faccia la sua parte: i cittadini rispettino le regole, il Governo garantisca nei tempi più celeri possibili gli interventi promessi per sostenere le attività che devono star chiuse, le regioni facciano il loro dovere per accelerare le attività di propria competenza, i politici TUTTI inizino a dare il buon esempio e smettano questo ridicolo teatrino in cui tanti personaggetti in cerca di visibilità alimentano polemiche e rilanciano bufale assurde (lo stesso vale per presunti VIP e attori che disperatamente cercano di uscire dal dimenticatoio), gli esperti del settore smettano di litigare tra loro (l’abbiamo capito che avete idee diverse, del resto è anche inevitabile di fronte a un virus completamente nuovo, ma chi vi ascolta vorrebbe avere delle certezze…se non le potete dare meglio stare zitti che alimentare false speranze o creare il panico).
Ne usciremo, anche le pandemie hanno una fine. Ne usciremo e purtroppo ne usciremo molto peggiori di come eravamo prima. Il virus ha fatto emergere tutta quella carica animalesca di odio che tanti nascondevano dentro e che ora si sentono legittimati a tirar fuori. Ha fatto emergere ancor più le grandi fragilità di chi veramente già era in difficoltà economiche prima del virus e ora sta ancora peggio. Ha fatto emergere una ignoranza diffusa ed inquietante che forse per troppo tempo abbiamo colpevolmente sottovalutato. Sarà dura e ne usciremo malissimo, ma anche dopo una guerra arriva il momento della ricostruzione e della creazione di nuovi modelli. Se al termine della pandemia non avremo – come in passato – una memoria da pesci rossi dovremo ricordarci di quanto le disparità e le ingiustizie di fondo connaturate all’attuale società abbiano amplificato gli effetti del virus. Nella società che dovremo costruire dopo la pandemia dovremo fare in modo di eliminare queste disparità, combattere l’ignoranza, imparare a comunicare contenuti autorevoli e non tendenziosi, privilegiare chi vuole costruire rispetto a chi vuole solo il caos, in cui ognuno abbia un ruolo preciso nella società da gestire con disciplina e onore. Non so se ci riusciremo. Purtroppo la Storia ci insegna che spesso l’umanità ha capito ben poco dalle proprie sciagure, ma la speranza che una volta tanto – almeno parzialmente – qualcosa possa migliorare nella società del futuro voglio mantenerla. Coraggio, ci aspettano mesi difficili.
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