Sansepolcro, Comunità dell'Altotevere

Una Comunità di Idee

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C’è chi riesce a vedere il futuro prima degli altri. Si tratta di persone straordinarie, spesso emarginate dai propri contemporanei semplicemente perché non riescono a capirne la grandezza.

Adriano Olivetti era certamente una di queste persone.Nel 1945 Adriano Olivetti scriveva “L’Ordine politico delle Comunità”, un testo fondamentale in cui racchiudeva le sue idee sullo Stato e sulla sua organizzazione. Un testo che era il frutto di anni di studi, di attività imprenditoriale improntata su principi rivoluzionari per l’epoca, di lotta partigiana a rischio della propria stessa vita, di grande passione civile. Un testo che sarà un punto di riferimento straordinario per il “Movimento Comunità” da lui fondato. Un testo che sarà definito “un trattato di ingegneria istituzionale”.

Scriveva Franco Ferrarotti: “Se Adriano Olivetti ha commesso un errore, è quello di essere stato troppo in anticipo sul proprio tempo”.

Dopo oltre 70 anni, leggendo questo testo, ci rendiamo conto che Adriano Olivetti aveva capito prima di tanti altri (quasi tutti) quale Italia poteva nascere dalle ceneri della dittatura e dal dramma della Guerra Mondiale. Le persone in grado di vedere certe cose prima degli altri restano nella Storia, ma in genere questo riusciamo a comprenderlo solo molto tempo dopo. In genere quando lo comprendiamo queste persone sono già morte da tempo. Adriano Olivetti ci ha lasciato nel 1960, ma le sue idee sono oggi più vive che mai.

Poche persone riescono a vedere la realtà prima degli altri. Per noi persone comuni resta l’ammirazione per queste figure eccezionali e la consapevolezza che sia comunque possibile raggiungere col tempo, a furia di errori, la stessa consapevolezza e convinzione di queste persone straordinarie.

Oggi, dopo oltre 70 anni e dopo innumerevoli errori politici, siamo di fronte a un’Italia che avrebbe bisogno come il pane di riscoprire le parole e i progetti di Adriano Olivetti. Nella politica attuale in pochi, ovviamente, lo hanno capito.

Oggi, dopo oltre 70 anni e dopo innumerevoli errori politici, siamo paradossalmente nelle condizioni ideali per attuare il grande progetto di Adriano Olivetti.

Con “L’Italia delle Comunità” ho cercato di proporre una difficile e ambiziosa sintesi dei concetti olivettiani con la contemporaneità.Olivetti viveva almeno un secolo avanti a noi quindi la difficoltà è stata non tanto quella di adattare le sue idee all’oggi, ma – al contrario – capire in anticipo un futuro che Adriano già vedeva. Io non sono Olivetti però, quindi chiedo alle altre persone comuni come me di studiare insieme ed elaborare insieme queste idee, magari andando anche a modificare ciò che ho scritto. Non mi appello ai “nuovi Olivetti”, ammesso e non concesso che siano già nati, ma all’intelligenza collettiva di chi osserva il Mondo e sa avere quella capacità di astrazione e lungimiranza che dovrebbe essere patrimonio condiviso per chiunque si avvicini allo studio ed, eventualmente, alla gestione della “cosa pubblica”.

L’Italia delle Comunità potrà dunque nascere anche dalla condivisione delle idee, una Comunità di Idee che riesca a generare un’Italia delle Comunità.

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L’Italia delle Comunità