Dare un Governo all’Italia non è mai stato semplice, ma oggi appare un vero e proprio rompicapo. La forte contrapposizione tripolare (per certi aspetti quadripolare) degli ultimi anni rende oggettivamente improbabile qualsiasi ipotesi di alleanza o anche la stipula di un “contratto alla tedesca” come chiesto dai 5 Stelle proprio per superare ogni ipotesi di alleanza o “inciucio” secondo i canoni soliti.
Era inevitabile che si giungesse a uno stallo alla messicana dovuto a insuperabili veti. Impensabile che il M5S ceda ad un governo con Berlusconi, impensabile che Salvini rompa l’unità (formale) del centrodestra, impensabile che il PD vada a portar acqua al M5S.
Le opzioni finora valutate dal presidente Mattarella sono state due: M5S-Centrodestra e M5S-PD. La terza opzione sarebbe Centrodestra-PD (governo Giorgetti di minoranza con appoggio esterno del PD), ma appare anch’essa abbastanza difficile.
Tra qualche giorno le forze politiche prenderanno atto dell’oggettiva e matematica impossibilità di un governo M5S-PD (concordo pienamente con Andrea Scanzi nel definire tale soluzione una “boiata pazzesca”) e resteranno dunque tre sole possibilità: il già citato governo Giorgetti (“governo del presidente”), un governo di minoranza del centrodestra o il ritorno alle urne dopo aver modificato la legge elettorale.
L’opzione del ritorno alle urne, sinceramente, credo non sia nemmeno presa in considerazione dal Quirinale e, allo stato attuale, risolverebbe poco. L’introduzione di un premio di maggioranza sarebbe infatti a forte rischio di incostituzionalità e fare tre (forse quattro) leggi elettorali costituzionali in fila renderebbe il nostro Parlamento meno credibile di Topolinia.

Resterebbe dunque una opzione, finora non sfruttata, tutta in mano a Salvini. Il segretario leghista afferma di essere il leader del centrodestra, ma continua a fare vertici della sua coalizione a Palazzo Grazioli ed Arcore, riconoscendo dunque in maniera tangibile come il vero leader del centrodestra resti sempre Berlusconi. D’altro canto il M5S ha sempre detto a Salvini di non chiedere un “parricidio” politico, ma di far valere seriamente – cosa che finora Salvini non ha fatto – il suo ruolo di leader della coalizione. Il successo totale ottenuto in Friuli Venezia Giulia dal candidato legista Fedriga e la riduzione ai minimi termini di Forza Italia – per quanto si voglia dare peso al voto di questa piccola regione – è un’arma in più in mano a Salvini per compiere finalmente il passo decisivo.

L’arma più potente in mano al M5S è stata finora quella di poter dire: “noi abbiamo il 32,7% da soli mentre voi avete il 37,5% ma con quattro partiti tra loro fortemente distinti”. Finora ogni partito del centrodestra ha parlato per sé regalando al M5S gioco facile nell’affermare che tale coalizione è stata solo un cartello elettorale.
Finché Berlusconi e Meloni parleranno a nome dei propri partiti, spesso (soprattutto Berlusconi) dicendo cose diametralmente opposte a quelle del loro presunto leader Salvini, sarà più che lecito non considerare il centrodestra come una entità politica reale e unitaria.
Salvini ha una grande opportunità, ma deve finalmente tirare fuori gli attributi se vuole ottenere qualcosa. Salvini deve avere la forza di tornare al tavolo con Di Maio potendo portare concretamente la “voce” del 37,5%. Per fare questo deve promuovere la nascita di un soggetto politico unitario del centrodestra fondendo Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e soggetti minori. Non un nuovo partito come ipotizzato da “la Stampa”, ma un soggetto federale unitario, ovviamente senza l’ombra di Berlusconi. Solo a quel punto Salvini potrà sedersi al tavolo con Di Maio come unico interlocutore del centrodestra (senza portarsi più dietro il mimo), ponendosi tra l’altro come il soggetto con il peso politico maggiore.
Solo a queste condizioni Salvini potrebbe seriamente pretendere di essere lui il nuovo premier in un governo del centrodestra vincolato da un contratto alla tedesca al M5S. Mettendo insieme e rendendo fattibili i punti programmatici fondamentali di M5S e Lega/centrodestra sarebbe possibile un qualche cambiamento, in caso contrario resteremmo sempre al punto di partenza.

L’ultimo, decisivo dubbio, è: Matteo, vuoi/puoi fare questo passo?

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