blog di Mirco Giubilei

Antifascismo di ritorno

Siamo nel 2018, la guerra è finita da 73 anni e con essa il regime fascista. Mancano poche settimane alle elezioni e uno dei temi più caldi della campagna elettorale è l’antifascismo. Qualcosa non quadra.
Sgombriamo subito il campo da ogni fraintendimento: ho sempre difeso la Costituzione nata dall’antifascismo. Il “mio” Presidente della Repubblica si chiama sempre Sandro Pertini ed è un partigiano.
La Costituzione nata dall’antifascismo vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista (Disposizione transitoria e finale XII). Fin dalle elezioni del 1946 nelle schede elettorali è stato tuttavia possibile trovare il simbolo del Movimento Sociale Italiano e, negli anni e decenni successivi, gli elettori hanno avuto la possibilità di scegliere partiti di chiara derivazione post-fascista come (in ordine sparso) Fiamma Tricolore, Alternativa Sociale, Forza Nuova, Casapound, Destra Nazionale ecc…
Tutte queste forze politiche non sono mai state messe fuorilegge, tuttavia oggi vediamo sempre più spesso messaggi da parte di forze politiche di sinistra, ma anche del PD (che insieme a partiti ed esponenti politici post-fascisti come Gianfranco Fini, per dirne uno, ha anche governato!) che vorrebbero la messa al bando di tali formazioni politiche.
Delle due l’una: o queste forze politiche possono essere accusate di violare la disposizione costituzionale sulla riorganizzazione del disciolto partito fascista oppure negare loro la possibilità di fare campagna elettorale, tenere comizi o svolgere altre manifestazioni non violente è una palese violazione dell’articolo 21 della Costituzione.
Quell’articolo sancisce il diritto inalienabile per ogni cittadino di “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”: proprio quello che non aveva permesso il regime fascista nel ventennio in cui ha guidato l’Italia.
“Il fascismo non è un’idea, ma un reato” ho letto su molti blog antifascisti e/o di sinistra. Che il fascismo abbia basi ideali piuttosto fragili, per usare un eufemismo, è sicuramente vero. Che propagandare i messaggi fascisti sia reato è un altro dato di fatto. Che sia legittimo sciogliere dei partiti dopo averne accettata l’esistenza per decenni mi sembra invece non abbia nessun senso e, anzi, offre casomai a quei partiti l’occasione per fare le “vittime” e raccogliere dunque simpatie.
Ricordo ancora un discorso sull’antifascismo che il mio vecchio caro preside del Liceo Classico ci fece durante una assemblea, se non ricordo male in occasione di un 25 aprile. Ci raccontò di un gruppo di socialisti che, poco dopo la guerra, volevano impedire a un temerario candidato del Movimento Sociale di tenere un comizio a Città di Castello. Il segretario della sezione, partigiano, intervenne e bloccò i più accaniti oppositori. Non ricordo le parole precise, ma in sostanza disse: “se gli impediamo di tenere il comizio diventiamo come loro. Loro ci hanno impedito di parlare per vent’anni, oggi noi gli insegniamo a confrontarsi democraticamente”.
Il fascismo non si combatte con i cortei o i cartelloni della Boldrini, ma sradicando le ragioni del disagio sociale che – impropriamente – alimentano assurde “nostalgie” per tempi evidentemente non conosciuti in cui si dice che “i treni arrivavano in orario”…ma forse era meglio non sapere dove quei treni portassero…

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