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Sanità: la democrazia del manganello

Ieri, martedì 15 dicembre 2015 è stata un’altra triste giornata per la democrazia in Italia.

In Consiglio Regionale si dibatteva l’approvazione della tristemente famosa Legge 28/2015, o Legge Rossi, sul cosiddetto “riordino” della Sanità toscana che altro non è che l’ennesimo colpo di scure sui servizi sanitari pubblici che inevitabilmente andrà a colpire, come al solito, le fasce più deboli della cittadinanza. Tradotto in modo molto semplicistico, è la solita storia: questo “riordino” tenderà ad incentivare sempre più la sanità privata quindi chi ha i soldi potrà curarsi e chi non li ha si arrangi, può pure morire! E mi chiedo, visto l’altissimo livello di disinformazione, quante persone siano a conoscenza di questa legge e di ciò che comporterà la sua approvazione, data ormai per certa.
Ma non è della Legge 28 che voglio parlare, anche se purtroppo se ne vedranno fin da subito gli effetti e in quel momento sarà troppo tardi.

Quello che volevo portare a conoscenza di chi legge è quello che è successo ieri a Firenze. Negli ultimi mesi si è costituito un Comitato per l’istituzione di un referendum abrogativo della Legge 28/2015. A questo Comitato, essendo apartitico, hanno aderito vari partiti, gruppi, associazione e movimenti di cittadini uniti nell’unico interesse di cercare di impedire questo ennesimo taglio ad un diritto base quale è la sanità pubblica.
Ieri alle 14,00 un corteo, autorizzato, che ho stimato forse sbagliando in circa 300 persone, (visto l’importanza dell’evento avremmo dovuto essere 300.000!) è partito da P.zza S. Marco verso il vicino palazzo della Regione con l’intento di attuare un pacifico presidio permanente a sostegno del Referendum e a sostegno dei consiglieri di opposizione che, in quel momento, si stavano battendo per impedire l’approvazione della Legge.

Arrivati davanti al palazzo ci si è trovati di fronte ad uno sbarramento di carabinieri e polizia in tenuta antisommossa, scudi, casco e manganello.

Triste spettacolo che comincia ad essere molto frequente in questo “democratico” paese.

Hanno impedito l’ingresso a chiunque, con la solita scusa dei motivi di ordine pubblico, anche se è noto che i consigli, sia regionali sia comunali, sono pubblici, con possibilità a chiunque di assistervi. Naturalmente non si voleva salire tutti, sarebbe certamente stato impossibile, ma è stato chiesto l’accesso ad una delegazione.

Dopo l’intervento in strada di parecchi consiglieri delle varie opposizioni, si è raggiunto l’accordo di dare l’accesso ad un piccolo numero di persone, mi pare 25. Dico mi pare perché il clima era abbastanza concitato e non era facile capire con esattezza ciò che stava avvenendo.

Comunque qualcuno è salito. Vorrei fare notare che il corteo era formato quasi esclusivamente di persone non più giovanissime, che nessuno di loro aveva spranghe, bastoni, molotov, caschi e imbottiture varie, come siamo purtroppo abituati a vedere troppe volte sui media, quindi non si spiega certamente un tale spiegamento di uomini e mezzi se non nella solita dimostrazione di forza di un potere che ormai non ha altro modo per imporsi sui cittadini.

In seguito alcuni di quelli che erano potuti salire sono tornati in strada per aggiornare su come stesse procedendo il dibattito in aula; tra questi vi era anche l’infaticabile Dott. Giuseppe Ricci, ex dirigente USL, nonché presidente del Comitato promotore del referendum.

Poi, a tutte queste persone, è stato di nuovo impedito il rientro nel palazzo, benché in possesso del pass rilasciato dalla portineria.

A questo punto era inevitabile che gli animi si scaldassero e ci si è presentati tutti compatti davanti al cordone dei carabinieri pretendendo che le persone in possesso del pass potessero rientrare nell’edificio, il tutto senza alzare le mani o brandire armi. Per tutta risposta i militari hanno alzato gli scudi iniziando a spintonare violentemente e ad usare i manganelli, avendo facilmente ragione di semplici e disarmati cittadini, seppure in numero decisamente maggiore. Qualche livido, tanta rabbia, ma la cosa è finita lì, inutile farsi male; quelli erano pagati per far quello, noi no.

Questo è quanto è accaduto e mi astengo da ogni commento, anche se sorge spontaneo il fare una precisa analogia fra quanto è accaduto ieri a Firenze e quanto accadeva, sempre in Italia, parecchie decine di anni fa. Che cosa è cambiato da allora? Forse la foggia e il colore delle divise, forse il fatto che allora il regime era decisamente più palese e non aveva bisogno di nascondersi dietro una finta democrazia come fa oggi.
Vorrei anche dire che non intendo accusare i carabinieri, loro sono solo uno strumento e devono obbedire agli ordini impartiti e credo veramente che la maggior parte di loro vivano con frustrazione ciò che a volte sono costretti a fare. La maggior parte, ma non tutti. Io ero lì e guardandoli da vicino ho visto bene anche sguardi di odio e intenzione di fare del male.
Leggevo ieri mattina su un quotidiano un breve e inquietante articolo a firma del solito “esperto” di politica, del quale non ricordo il nome. Costui disquisiva sui movimenti cosiddetti “populisti” affermando che questi sarebbero stati “sconfitti” dalla “Democrazia”. Quale Democrazia, quella del manganello?

Maurizio Cantelli
Movimento 5 Stelle Anghiari

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