Loading...
L'OnestàM5SUncategorized

Montedoglio: fatta la nomina, dimenticata la Diga?

(Articolo pubblicato su “L’Onestà”) La serata del 29 dicembre 2010 resterà a lungo nella memoria degli abitanti della Valtiberina, questo è certo. Alle 21,30 circa una parte dello sfioramento della Diga di Montedoglio abbandonò definitivamente la sua sede causando la fuoriuscita di una notevole massa d’acqua, dalla portata – secondo le stime – di oltre 600 metri cubi al secondo. L’acqua, accolta dal letto del Tevere, ingrossò il corso del fiume causando la chiusura precauzionale di tutti i ponti da Sansepolcro fino ai comuni dell’alta Umbria. Tanta paura, voci incontrollate nella notte altotiberina, poi all’indomani fu chiaro il problema. Le prime foto circolate in Rete mostravano blocchi di muro staccati come da un potentissimo coltello e mestamente adagiati per terra. Partirono immediatamente indagini, perizie e controperizie. Partì, come sempre, il coro della politica. Obiettivo primario quello di rassicurare la popolazione non tanto sulla tenuta della Diga (quella andava data per scontata e, fortunatamente, non ha mai dati davvero pensieri) quanto sulla celerità della ricostruzione. Per mesi abbiamo sentito ripetere che la ricostruzione era imminente. “A marzo inizieranno i lavori” si sente ripetere ormai da qualche anno… E poi la peculiarità tutta italiana dell’esaltazione del dettaglio secondario. Un po’ come quando si parla di riforma del lavoro e si fanno mega-dibattiti sull’articolo 18; o la riforma della giustizia che si focalizza a colpire le ferie dei magistrati; o la riforma del fisco concentratissima a trovare ogni due-tre mesi una nuova sigla per indicare sempre le stesse tasse. Che nel frattempo aumentano. Così la rottura alla Diga fu l’occasione da lungo attesa per ribadire la necessità impellente del secondo ponte sul Tevere a Sansepolcro. Opera utile sicuramente, ma che – se realizzata – sarebbe stata chiusa precauzionalmente anch’essa quella sera. A meno che non fosse stata progettata direttamente da Mosé (quello biblico con l’accento, non quello veneziano…) e avesse avuto il potere di frenare con la sola presenza qualsiasi ondata di piena. Poi la politica finalmente ebbe l’opportunità di concentrarsi sulla sua vera specialità: l’attribuzione delle poltrone. Per attribuire le responsabilità c’è già la Magistratura del resto e, si sa, ha i suoi tempi. Nelle settimane e nei mesi successivi alla rottura dello scolmatore la priorità assoluta fu la costituzione di un nuovo ente che gestisse l’invaso e altri bacini idrici. In realtà l’ente già esisteva e si chiamava EIUT. Come da prassi ormai consolidata la soluzione fu immediata: l’EIUT cambiò nome in EAUT, continuando grosso modo a fare le stesse cose. E chi ci mettiamo nell’organo direttivo dell’EAUT? Beh, certo, qualche politico trombato, ovviamente del PD. Ma la Valtiberina non ci sta, vuole un suo rappresentante in EAUT. Vengono dunque scartati i primi nomi, tutti legati all’ambiente PD di Arezzo città e dintorni. Dopo lunghissimo dibattito (cosa sia stato fatto nel frattempo per il bene della Diga resta un mistero) viene scelto Riccardo Lorenzi. E’ il 27 gennaio 2014, oltre tre anni dopo la rottura della Diga. Lorenzi è figura molto apprezzata in Valtiberina. Avvocato, già Giudice di Pace a Città di Castello, eccellente fotografo, animatore culturale di EsplorAzioni e uno dei “padri nobili” della lista civica “inComune” che, alleata al PD, ha poi espresso l’attuale vicesindaco biturgense, il quasi omonimo Laurenzi. Certo, chi sperava in una figura che avesse qualche nozione di idrogeologia forse sarà rimasto deluso, ma tant’è. Da allora non si è più sentito parlare di Diga. Il problema era la Diga o l’EAUT? Vorremmo che si aprisse seriamente un dibattito a 360° sulle prospettive future della nostra Diga. Vorremmo che venisse coinvolto personale competente al fine di poter valutare accuratamente i possibili utilizzi futuri di un invaso che, dopo i fatti di quasi quattro anni fa, appare abbandonato a sé stesso. Vorremmo valutare un uso turistico dell’area; vorremmo valutare le potenzialità dal punto di vista della generazione di energia (microsalti e altro) sulle acque dell’invaso e sui canali annessi; vorremmo valutare le effettive potenzialità irrigue e potabili, anche a servizio della Valtiberina Toscana magari. Vorremmo che a decidere l’uso o gli usi futuri dell’invaso di Montedoglio fosse la popolazione della Valtiberina e non solo un suo “rappresentante” per quanto apprezzato. Noi vorremmo aprire un serio dibattito, senza slogan, senza dire “ricostruiamo subito” per poi rimanere bloccati per anni. Noi vorremmo che la Diga, dopo quella brutta notte del 2010, tornasse ad essere una compagna di vita per il nostro territorio. Una compagna di vita da amare e valorizzare e non un “mostro” da temere o un’occasione per riciclare in futuro altri politici trombati evidentemente allergici a trovarsi un lavoro vero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *