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Fascismi da Drive In (caso Renzi-Mineo)

FATTO:
Corradino Mineo e Vannino Chiti, senatori del PD che si sono permessi di esprimere dubbi sulla riforma del Senato (sostituzione dei senatori eletti con senatori nominati) voluta da Renzi, sono stati sostituiti d’imperio nella Commissione Affari Costituzionali con i fedelissimi del premier Zanda e Migliavacca.
mineo
Grillo espelle ed è chiamato fascista. Renzi fa la stessa cosa, solo più in grande (prima Letta, ora Mineo e Chiti) ed è “l’innovatore che combatte contro la palude”. Del resto l’Italia si è consegnata nelle sue mani e agli italiani piace l‘uomo solo al comando…ecco, ora c’è. Contenti voi… (comunque forzare le regole per approvare un’assurda riforma del Senato e soprattutto la legge elettorale che porterà Renzi alla sconfitta – sì oggi sembra impossibile, ma segnatevi queste mie parole – è quasi dantesco)
 
Riporto il post odierno su Facebook di Andrea Scanzi, che sottoscrivo in pieno:
Prestate molta attenzione al mantra di Renzi di fronte ai dissidenti Pd: “Qualche senatore non può ostacolare le riforme, il veto di alcuni non può frenare il voto di milioni di italiani”. Che significa? Significa che Matteo Renzi, con inusitata e pericolosissima arroganza, utilizza la maggioranza avuta dagli italiani come mannaia su qualsiasi forma di opposizione. E’ esattamente la stessa tecnica di Berlusconi e berlusconiani, quando di fronte a critiche inattaccabili o addirittura condanne definitive solevano dire: “Sì, ma Berlusconi ha avuto il voto di 10 milioni di italiani”. E quindi? Se uno ha vinto le elezioni può – in buona sostanza e con rispetto parlando – fare il gran cazzo che gli pare? Renzi, anche in questo, è come Berlusconi. Né più né meno, anzi meno perché è meno furbo. Ha toni apparentemente più garbati, ma la sostanza del suo decisionismo è per certi versi prossima al fascismo: o stai con lui o sei fuori. Ad ascoltarlo viene in mente “Il potere dei più buoni” di Giorgio Gaber.
 
Vorrei far presente a Renzi tre cose. 
1) Il Pd renziano ha stravinto le Europee, non le politiche nazionali. Il Parlamento è sempre lo stesso, la maggioranza è sempre quella e – finché non troverà una scusa per tornare in fretta al voto – la sua vittoria del 25 maggio sarà enorme ma pur sempre di Pirro. Senza Alfano e Berlusconi, al Senato, non va da nessuna parte.
2) Chi lo ha votato il 25 maggio, non ha votato anche un codicillo nascosto che diceva “Chiunque non è d’accordo con la riforma finta del Senato deve essere epurato e magari fucilato in pubblica piazza, se non passa il Senato alla francese mi suicido”. Molto semplicemente, a quel quasi 41 percento di votanti non frega una mazza del Senato ma si aspetta ben altre riforme
3) Se il Senato fosse già cancellato, cosa che comunque Renzi non prevede (lo renderebbe solo inutile e pressoché ugualmente costoso), l’ennesima bischerata di ieri del Pd sulla responsabilità civile dei magistrati non potrebbe essere aggiustata al Senato. Nel giorno in cui Renzi rilancia le sue riformacce volte al monocameralismo farlocco, finge di non accorgersi che i primi ad aver bisogno del bicameralismo sono proprio quelli del Pd.
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