Disimparare l’italiano – breve guida all’indivisivismo

Disimparare l’italiano – breve guida all’indivisivismo

“Il problema più grande dell’Italia è l’ipocrisia. L’ipocrisia. Perché se il malaffare ha rovinato questo Paese, è l’ipocrisia che uccide la speranza!” (Alessandro Di Battista)

Seguo da mesi l’attività delle aule parlamentari. In tempi di grave crisi politica è bene sapere cosa combinano nei Palazzi. Non si sa mai. Se tolgono una tassa e te la rimettono con un altro nome è bene saperlo. Se ti dicono che vogliono aiutare la gente comune e poi votano contro il reddito di cittadinanza (e, per inciso, aumentano l’IVA) è bene saperlo. Se ti cambiano pure le regole base della democrazia brutalizzando l’articolo che regola le modalità per cambiare la Costituzione è bene saperlo. Prima di finirci anche noi – non necessariamente per protesta – sui tetti. Se dire che “ce lo chiede l’Europa” non basta più, tanto da far arrivare direttamente a Roma Olli Rehn a spiegarci la “nostra” Legge Finanziaria è bene saperlo.

Guai però a usare “toni forti” e, non sia mai, guai a essere “divisivi”. Si può criticare, certo, ma possibilmente dando anche un po’ ragione. Bisogna essere sempre e comunque bipartisan. Bisogna essere sempre ecumenici.

re giorgio napolitano

Il grande ideale di questa fine seconda repubblica (o inizio terza, chi lo capisce è bravo) è quello di diventare tutti, felicemente e “indivisivamente”, democristiani. Wow! Sì, certo, democristiani ma anche socialdemocratici. Liberali, ma anche socialisti. Repubblicani, ma anche monarchici. Divisivi mai.

Bene, ma allora cosa facciamo dei grandi discorsi parlamentari di Berlinguer, Pertini, Calamandrei e gli altri grandi padri della Patria? Se va bene uno se li può ancora guardare alle Feste dell’Unità (pardon, Feste Democratiche). Prima di un bel dibattito sul futuro del più grande partito del centrosinistra italiano. E allora giù ad esaltarsi nella grande sfida tra il nipote di Letta e quello di Berlusconi: ora sì che abbiamo un centrosinistra vincente. Ma anche un centrodestra. Ma anche no.

E i dibattiti volano alto. Sì, gli scambi dialettici, che so, tra Palmiro Togliatti e Italo Calvino sono “politica vecchia”. Pierpaolo Pasolini ammutolisce certamente di fronte alle solide argomentazioni di Alessandra Moretti. Enrico Letta lo dice chiaro: “non sono Jocondor!”. Ecco, gliel’ha detto. Chiaro. Netto. Concreto.

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E guai a chi critica Letta! Se cade il Governo siamo in un mare di guai! E se non cade? Pure. Sì, ma…vuoi mettere la “ritrovata credibilità internazionale dell’Italia?”. Bisogna essere moderati, rassicurare, non fare colpi di testa. Bisogna rispettare le regole. Tutte. Oddio, ora non esageriamo, proprio tutte no. Tipo se fai una Legge che poi ti si ritorce contro puoi sempre chiedere di dichiararla incostituzionale. Poi, nel dubbio, puoi anche cambiare direttamente la Costituzione. In fondo, se ci ragionate bene, quell’articolo 3 in base al quale “la Legge è uguale per tutti” non vi pare un po’ incostituzionale?

In fondo è un gioco di parole. La Costituzione dice che l’Italia ripudia la guerra, mica le missioni di pace. L’Italia è una Repubblica Parlamentare e infatti il nostro Parlamento è liberissimo di votare tutti (e solo) i decreti legge del Governo. A ognuno il suo.

Puoi fare cose meravigliose in Parlamento. Puoi anche comprare meravigliosi caccia bombardieri allergici ai temporali! Certo, se poi in estate in Sardegna bruciano dei boschi (imprevedibile eh?) devi sperare che quei temporali ci siano davvero, perché nel frattempo hai tagliato i Canadair. O magari qualcuno potrebbe mandare gli F35 per spegnerli. Le risate…

Puoi fare tutto, ma se critichi Letta o – sacrilegio! – nomini il nome di Re Giorgio invano, allora peste ti colga! Chi attacca (o anche solo nomina) Napolitano attacca l’Italia. Chi attacca Letta attacca l’Italia (e paga l’Imu, così impara!). Chi attacca Berlusconi mette a rischio Letta e quindi attacca l’Italia. Chi attacca Monti… vabbé, ormai non lo attaccano nemmeno più. Chi attacca Cécile Kyenge (che resta comunque, va detto, uno dei pochissimi ministri di questo Governo in grado di lasciar traccia del suo passaggio) per le dichiarazioni su genitore 1 – genitore 2 è sempre e comunque un razzista. Chi attacca Laura Boldrini è contro tutte le donne.

Se invece si invoca la protesta popolare contro la Magistratura si è acclamati come statisti. Beh, un’eccezione a confermare la regola ci sta, in fondo.

Siamo dunque liberi di pensare e dire quello che vogliamo (lo dice anche la Costituzione, salvo “sagge“ modifiche), a patto di non toccare nessuna categoria. Sì, certo, ognuno di noi è ascrivibile ad una categoria, ma è questo il bello della politica moderna! E questo vale per tutti, s’intende. Quindi, se volete attaccarmi per quello che scrivo, sappiate che state attaccando tutti gli italiani bassi e ironici!

Ri-impariamo la lingua italiana, ma disimpariamo il coraggio, disimpariamo – per dirla con l’eleganza di Giorgio Gaber (e qui no, non sono per niente ironico) – a buttare lì qualcosa e andare via. E moriamo allegramente democristiani. Ma anche no.

In fondo cos’è una trave, se non una pagliuzza fuori scala?

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