Le grandi manovre dei poteri forti per addomesticare la politica al monopolio della gestione privata del servizio idrico

L’Articolo firmato Mario Sensini, contenuto nel Corriere della Sera del 16 settembre scorso, appare come un riferimento dei soliti Poteri Forti che tentano di portar acqua al proprio mulino, addomesticando il potere politico, e mai espressione fu più corretta. Il ministro Andrea Ronchi, dribbla abilmente le polemiche, asserendo che l’acqua è e resta pubblica, cercando nel contempo di affossare il movimento referendario, che con il suo milione di firme, vuole bensì evitare la privatizzazione della gestione del bene più importante per l’umanità. Egli, congiuntamente a tale Raffaele Fitto, ha ben pensato alla costituzione di un Autorità di controllo sull’acqua, una bella poltrona i cui costi, con sede ed impiegati, si aggiungeranno alle bollette. Il ministro, Stefania Prestigiacomo, afferma, e rassicura, che non sarà necessario fare un referendum e neppure fare nuove leggi ad hoc, basta amministrare bene, giacché nel territorio nazionale sono già presenti esempi d’amministrazione virtuosi di cui la cittadinanza locale è contenta e fiera.
Intanto:
Il Partito Democratico, in occasione dell’incontro con il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua ha presentato la proposta di legge sull’acqua pubblica. Una proposta di legge, che nella sostanza riporterebbe la situazione sulla gestione dei servizi idrici a prima del Decreto Ronchi, senza intaccare le vie che hanno portato alla privatizzazione dei servizi idrici negli ultimi anni. Nella proposta si legge che gli investimenti devono tornare in capo al pubblico, ma non sparisce la “remunerazione del capitale investito” riconosciuta ai gestori, come richiesto con il terzo referendum.
Al Pirellone arriva la nuova legge sulla privatizzazione dell’acqua. E’ di questi giorni, il primo via libera dei capigruppo della maggioranza di centrodestra al nuovo testo della proposta di legge dell’assessore regionale all’Ambiente, Marcello Raimondi, sul sistema idrico integrato. Sette articoli scritti in sei paginette che, pur raccogliendo in parte le osservazioni dei Comuni, aprono la strada di fatto alla privatizzazione della gestione degli acquedotti superando gli Ato (Ambito territoriale ottimale), e all’aumento delle tariffe.
Ed intanto in Toscana la maggioranza da il via libera al Presidente Rossi e all’Assessore Bramerini di commissariare gli Ato acqua e rifiuti e, nel progetto regionale, l’assemblea dei Sindaci viene spogliata delle sue prerogative decisionali e diventa solo un organo consultivo, andando verso il gestore unico regionale.
L’acqua per sua natura è bene di tutti, di primaria ed assoluta necessità, come tale la sua gestione deve rimanere della collettività, quello che i movimentisti e referendari, si augurano e che l’ente più vicino ai cittadini (il Comune), espressione più diretta e genuina di loro stessi, detenga la gestione del bene più prezioso per la vita umana, così che le avide mani di pochi non possano giocare e speculare sulle necessità di tutti, e combattere quello strumento di democrazia chiamato referendum, significa schiaffeggiare quelle persone che hanno cura della res pubblica, nonché scappare da quello che il popolo sovrano potrebbe avere da dire. Non possono Ronchi, Fitto e Prestigiacomo, non può il PD, ignorare un milione e mezzo di firme di cittadini per difendere i palesi grossi interessi dei finanzieri a capo di aziende ad “acta” che stanno lì pronti a farsi servire “l’Affaire”. Già giorni or sono, sul Corriere, Tronchetti Provera stava allungando il naso per fiutare affari nella gestione delle Acque.
E i politici? A quanto pare, sempre più addomesticati dalla grande finanza, hanno iniziato le grandi manovre per annullare l’effetto referendum e mantenere il monopolio dei privati.

Lista civica Viva Sansepolcro

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