Trasferimento dell’Agenzia delle Entrate, il Comune non sembra interessato!

La nuova organizzazione dell’ufficio delle entrate, il trasferimento ad Arezzo della gran parte dei servizi con il mantenimento in vallata di un piccolo distaccamento con circa quattro impiegati, sembra non preoccupare amministratori e sindaci, evidentemente è considerato un mondo a se avulso dal contesto della vallata, un percorso irreversibile come lo è stato la chiusura con l’accentramento in Arezzo dei uffici dell’Enel, della Telecom, domani probabilmente toccherà agli uffici della Pretura, mentre oggi assistiamo a quello che tecnicamente viene definito la razionalizzazione dei nostri servizi ospedalieri e di questo passo toccherà all’INPS ed al resto di quei pochi servizi rimasti.

La domanda che dovremmo porci è se, per le esperienze acquisite, questa politica accentratrice e dei call-center, ha qualificato il servizio e se ha migliorato la nostra qualità della vita? Ognuno di noi può vantare esperienze e personalmente non positive.

Ma oltre a ciò quello che dovrebbe essere al centro della preoccupazione dei dei sindaci e della politica è l’inarrestabile perdita di posti di lavoro, i servizi primari ridotti all’osso o a dei meri call center, una organizzazione dei servizi sanitari oggi tanto decantati dal sindaco Polcri, rendono più sicuro il nostro futuro? Qualificano i servizi e danno le risposte necessarie ai nostri concittadini?

Di certo, al di là dei giudizi personali, tutto ciò, non fa che accrescere il degrado sociale ed economico della nostra vallata, che ha il primato provinciale dell’invecchiamento della popolazione dovuta all’emigrazione dei suoi giovani, ed è un pesante freno ad una speranza di sviluppo sociale ed economico della nostra vallata.

Quanto sta avvenendo dovrebbe far riflettere ed interessare la politica e i nostri amministratori, ma evidentemente ad altre cose sono affaccendati, ora devono pensare alle elezioni regionali; già, una buona opportunità per tutti noi per dire come la pensiamo a chi ci sta amministrando.

Ferdinando Mancini

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